COME ERAVAMO

Quando nacque l'Italia, il nuovo Stato unitario aveva un debito pubblico di poco superiore ai 3 miliardi di lire; a tale debito la Sicilia contribuì con una quota molto ridotta di appena 136 milioni. All'Italia unita la Sicilia apportò un gigantesco patrimonio fatto, tra l'altro, da moltissimi beni ecclesiastici che fruttarono oltre 156 milioni di lire e monete d'argento pari al 65% in valore di tutte la moneta circolante in Italia
Lo squilibrio Nord-Sud
Al tempo dell'unificazione d'Italia lo squilibrio nord-sud era una realtà, tangibilmente evidente anche se non priva di curiosi paradossi. La quota di addetti all'industria in Sicilia «staccava» infatti, con un prepotente 31%, il corrispondente valore del nord
Sicilia: esercito di artigiani
Nel 1861 l'artigianato risultava molto sviluppato in Sicilia con una percentuale di addetti pari al 35% rispetto ad una media nazionale del 25%
.A Palermo l’Expo crca 8 mila espositori ed oltre 1,2 milioni di biglietti venduti segnarono il successo dell'Esposizione Nazionale, di Palermo estesa oltre 130 mila metri quadrati (nell'odierna Piazza Sant’Oliva). Due imponenti torri e due gallerie esterne davano accesso all'Expo; la grande Sala delle feste era di oltre due mila metri quadrati. La mostra delle macchine dell'Expo di Palermo occupava più di 5 mila metri quadrati, mentre la galleria dedicata alla locomozione, larga 15 metri, si estendeva per 280 metri. Al'interno dell'Expo, un villaggio con 60 abissini, costituiva una sicura attrazione
.I numeri della flotta alla vigilia dell'unificazione, la marina mercantile siciliana a vapore contava cinque piroscafi con circa 1200 tonnellate di stazza; si trattava di quasi il 50 dell'intera flotta  mercantile italiana.
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