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Call center Almaviva: la crisi di un settore in profonda trasformazione

Call center Almaviva: la crisi di un settore in profonda trasformazione

Almaviva, specchio di un problema vecchio di dieci anni e mai affrontato fino in fondo.

Call center Almaviva: la crisi di un settore in profonda trasformazione

Blasting News Paolo Capuzzo -
Le nuove generazioni nella crisi italiana - storicamente.org

#Almaviva, una delle più importanti aziende nel settore dei Contact Center che occupa complessivamente 45.000 dipendenti di cui 13.000 in Italia, ha di recente annunciato la chiusura di alcune sedi al sud con il contestuale licenziamento di oltre 2.500 persone. È di questi giorni l'annuncio di un accordo ottenuto con l'intermediazione del ministero dello sviluppo economico, che tutela i livelli occupazionali mediante il passaggio di circa 300 dipendenti della sede di Palermo all'azienda Exprivia aggiudicatasi la nuova commessa Enel. Ma quali sono i problemi di questo settore?

Lavoro call center: la situazione oggi

Era il 2008 quando Virzì disegnava nel film 'Tutta la vita' l'identikit di Marta, neolaureata alla ricerca di #Lavoro che finisce per fare la centralinista in un #call center per poche centinaia di euro al mese. Da allora il lavoro del contact center è cambiato, il settore si è allargato arrivando ad occupare circa 80.000 dipendenti, non più ragazzi alla prima occupazione visto che l'età media è di 35 anni. In un settore come quello dei servizi dove la differenza viene fatta dal prezzo, a spuntare le commesse migliori sono le aziende che possono beneficiare di incentivi all'occupazione o che delocalizzano all'estero dove il costo del lavoro è inferiore a quello di casa nostra. E finiti i contributi? Chiudono e addio lavoratori. Così lo stato perde due volte, anzi tre: la prima la spesa dell'incentivo, la seconda la spesa degli ammortizzatori sociali per gli ex dipendenti, la terza per le tensioni sociali con le aziende che non avendo diritto agli sgravi contributivi non riescono a stare sul mercato e sono costrette a licenziare. Un'azienda in perdita è un'azienda senza futuro, come lo sono i suoi dipendenti. È compito dello stato, soprattutto di uno stato che all'articolo uno della sua legge fondamentale afferma di essere 'fondato sul lavoro', garantire una corretta concorrenza ed evitare queste distorsioni. Perché un dipendente che ha un contratto che gli permette di pianificare la propria vita al massimo fino al prossimo fine settimana, con che serenità può sposarsi, comprarsi una casa e fare dei figli? Quando le gare per l'aggiudicazione di un servizio vengono fatte al prezzo più basso a 12 euro e anche meno l'ora, come può competere un'azienda che paga i propri dipendenti il minimo sindacale, ovvero 17 euro? Una ulteriore beffa è legata al fatto che committenti sono spesso le pubbliche amministrazioni. Il risultato? A vincere gli appalti sono aziende che svolgono il servizio dall'estero dove il costo del lavoro è più basso e i dipendenti dei call center nazionali restano a casa. Il governo ha promesso di introdurre le black list delle aziende pubbliche e private che assegnano appalti ad un prezzo inferiore al minimo contrattuale....Vedremo. Intanto nel nostro piccolo quando ci suona il telefono, rispondiamo e capiamo che si tratta dell'operatore di un call center che cerca di venderci qualcosa, evitiamo di rispondere in modo sgarbato. Un 'no grazie' è segno di rispetto verso non più verso il giovane che cerca di racimolare qualche euro con le telefonate come nel film di Virzì, ma verso il padre di famiglia che cerca di arrivare a fine mese in un contesto in cui la precarietà e il basso livello salariale la fanno da padroni.