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Pensioni, rassegna stampa del 03.04.2018

  PENS

03.04.2018 - La politica ed i sindacati continuano a rispondere con prese di posizione in merito alle richieste di austerità in arrivo dagli organismi internazionali

Intanto i programmi di riforma dei pensionamenti di anzianità potrebbero rappresentare l'elemento unificante della Lega con il M5S. Ma il M5S vorrebbe congelare per cinque anni gli adeguamenti dei requisiti della pensione anticipata e delle #Pensioni di vecchiaia alla speranza di vita e ricorrere alla pensione di cittadinanza. Di mezzo, lo strumento più vicino al programma della Lega è quello della quota 100, ovvero prevedere l'uscita sommando l'età ai requisiti

La pensione anticipata con quota 100 avrebbe un minimo di età di uscita, fissato a 64 anni. Elemento, questo, che rivoluzionerebbe le combinazioni ipotetiche di età e contributi fatte nelle scorse settimane. Con l'età minima a 64 anni, occorrerebbero 36 anni di versamenti, con l'uscita a 65 anni si abbasserebbe il requisito contributivo di un anno. Ma non si potrebbe prevedere di uscire a 63 o a 62 anni e, nemmeno, a 60 anni, ipotesi presa in considerazione in presenza di 40 anni di versamenti. Come nel caso dei precoci che, fino a tutto il 2018, usciranno con la quota 41, indipendentemente dall'età.

La riforma della pensione anticipata della Lega appare più radicale rispetto a quella del M5S di Di Maio che, in ogni modo, ha sempre appoggiato l'ipotesi di un ritorno alle pensioni di anzianità con l'uscita a quota 100. Tuttavia, il ritorno al meccanismo delle quote dovrebbe prevedere una compensazione della spesa, individuata dalla Lega nei contributi. Infatti, come avviene già per l'opzione donna, i contributi versati dovrebbero essere ricalcolati con il meccanismo contributivo puro, limitatamente ai versamenti effettuati dal 1996 in poi.

Ne deriva, in ogni modo, il problema dei lavoratori dell'ultimo sistema pensionistico, i contribuenti post 1995, la cui pensione anticipata prevede il vincolo dell'importo dell'assegno di almeno 2,8 volte quello della pensione sociale. Data la discontinuità lavorativa delle generazioni degli ultimi decenni, la Lega propone di dimezzare detto rapporto, portandolo a 1,5-1,6. Altrimenti l'aumento dei requisiti della riforma Fornero produrrebbe l'impossibilità di accedere alla pensione anticipata e il ricorso alle sole pensioni di vecchiaia, ma abbondantemente oltre i 70 anni.

Infine, oltre alla pensione anticipata a quota 100, la Lega sembrerebbe rimarcare il programma del M5S sulle pensioni delle persone invalide. Si ricorrerebbe all'integrazione dell'assegno, portandolo dal minimo dei 508 a 750 euro, alle soglie del reddito di cittadinanza proposto dal M5S. Proprio per il partito che ha preso più voti alle elezioni politiche, tuttavia, l'abbattimento della riforma Fornero dovrebbe avvenire con modalità più soft, prevedendo una fase intermedia nella quale le uscite da lavoro possano essere garantite e allargate con le misure di pensione anticipata dei precoci con quota 41, dell'opzione donna e dei lavori gravosi, da ampliare ulteriormente rispetto alle modifiche della legge di Bilancio 2018. In questo scenario, bisognerà trovare la giusta sintesi delle possibili opzioni di uscita: la quota 100 e la quota 41 per tutti appaiono una l'alternativa dell'altra ed entrambe dovrebbero, poi, compensarsi con la pensione di cittadinanza, vero cavallo di battaglia della riforma delle pensioni e del lavoro del M5S e baluardo per l'aumento degli assegni di pensione.

esperto di previdenza Giuliano Cazzola fa il punto sul sistema previdenziale attuale e sugli scenari che potrebbero emergere con eventuali alleanze del dopo elezioni: “L’istituto dell’anzianità è destinato a ulteriori glorie: a divenire – dopo le elezioni del 4 marzo – il perno del sistema pensionistico affrancato dai (presunti) vincoli imposti da Elsa Fornero. I due partiti vincitori si riconoscono nella medesima proposta: basterà raggiungere quota 100 (sommando età e anzianità) o aver maturato 41 anni di contribuzione e sarà fatta”. Poi Cazzola fa presente, i paletti di cui vi abbiamo parlato nel giorni scorsi: “nel dibattito emergono soluzioni più precise. Si dice, per esempio, che per arrivare a 100 occorrerà sommare 64 (l’età) e 36 (l’anzianità contributiva).”,sottolineando che il sistema potrebbe perfino irrigidirsi, ragione per cui, suggerisce, sarebbe bene considerare almeno le quote già proposte da Cesare Damiano nel lontano 2007.

Aggiunge l’economista : “Sarà opportuno – se questa sarà la scelta – avvalersi dell’impianto a suo tempo varato dal ministro Cesare Damiano (l’inventore delle quote) nel 2007, consentendo criteri più flessibili (ad esempio 63+37). Soprattutto ci si accorgerà che tra i due criteri alternativi finirà per prevalere il secondo (i 41 anni di anzianità) perché le coorti che si apprestano ad andare in pensione nei prossimi anni saranno in grado di maturare tale requisito contributivo prima di aver compiuto 63 o 64 anni di età.” Ma poi resterebbero comunque altri aspetti da chiarire, come ad esempio: ” Quali saranno le regole per il trattamento di vecchiaia? Che cosa avverrà dell’aggancio automatico all’attesa di vita? Quale sarà la sorte del “pacchetto Ape e Rita” che ha aperto delle uscite di sicurezza nel sistema senza demolire del tutto la struttura della riforma del 2011?.