Visite agli articoli
3984712

Abbiamo 255 visitatori e nessun utente online

Benvenuti nel sito di Linklav. Ultime notizie sul mondo del lavoro

La pensione di reversibilità

 inps

Pensione di reversibilità - Beneficiari

05.10.2017 - E' la pensione che, alla morte del lavoratore pensionato, spetta ai componenti del suo nucleo familiare.
La normativa vigente presso Assicurazione Generale Obbligatoria, sul diritto e la misura della pensione ai superstiti è stata estesa a tutte le forme di previdenza esclusive o sostitutive di detto regime (art. 1, comma 41, Legge 8 agosto 1995, n. 335).

E' considerata pensione di reversibilità quando la persona, al momento del decesso, era già titolare di pensione diretta:

In caso di decesso di un lavoratore gia pensionato, la pensione spetta:

  • al coniuge
  • ai figli
  • ai genitori
  • a fratelli e sorelle
  • nipoti minori

AL CONIUGE: il diritto alla pensione è automatico.

AI FIGLI:

  • minori di18 anni
  • maggiori di 18 anni ma totalmente inabili al lavoro e a carico del genitore alla data del decesso
  • studenti di scuola media superiore di età compresa tra i 18 e i 21 anni, che siano a carico del genitore e che non svolgano alcuna attività lavorativa
  • studenti universitari per tutta la durata del corso legale di laurea e comunque non oltre i 26 anni, che siano a carico del genitore e che non svolgano alcuna attività lavorativa (perde il diritto il minore dei 26 anni "fuori corso")

Hanno diritto anche i figli equiparati:
Legittimati, adottivi, affiliati, naturali, legalmente riconosciuti o giudizialmente dichiarati, nati da precedente matrimonio dell'altro coniuge.

AI GENITORI
Quando mancano o non hanno diritto il coniuge, i figli e nipoti, in presenza di determinati requisiti.

AI FRATELLI E SORELLE
Quando mancano o non hanno diritto il coniuge, i figli, i nipoti o i genitori, in presenza di determinati requisiti.

AI NIPOTI MINORI
Purché a carico del nonno o della nonna deceduti. Sono equiparati ai figli legittimi e legittimati e quindi inclusi tra i destinatari diretti della pensione di reversibilità.

Quote di pensione
La pensione è concessa ai superstiti in diversa misura e corrisponde ad una quota percentuale della pensione già liquidata o che sarebbe spettata al lavoratore pensionato deceduto.

Pensione ai superstiti e rendita INAIL
Le pensioni ai superstiti con decorrenza dal 1° luglio 2000, sono cumulabili con la rendita vitalizia liquidata dall'INAIL in caso di morte per infortunio sul lavoro o malattia professionale.
Le pensioni con decorrenza anteriore al 1° luglio 2000 che, per effetto della legge 335 del 1995 di riforma del sistema pensionistico, sono state sospese o ridotte, non possono essere cumulate con le rendite INAIL fino alla data del 30 giugno 2000. Dal 1° luglio 2000 sono cumulabili con la rendita vitalizia.

Decorrenza
La pensione decorre dal mese successivo alla morte dell'assicurato o del pensionato, indipendentemente dalla data di presentazione della domanda.

Ricorso
Nel caso in cui la domanda di pensione ai superstiti venga respinta, l'interessato può presentare ricorso, in carta libera, al Comitato provinciale dell'INPS, entro 90 giorni dalla data di ricezione della lettera con la quale si comunica il rifiuto. Il ricorso, indirizzato al Comitato Provinciale, può essere:

  • presentato agli sportelli della Sede dell'INPS che ha respinto la domanda 
  • inviato alla Sede dell'INPS per posta con raccomandata con ricevuta di ritorno 
  • presentato tramite un Ente di Patronato riconosciuto dalla legge


Al ricorso devono essere allegati tutti i documenti ritenuti utili per l'esame del ricorso stesso.

Per ulteriori informazioni consultare la circolare Inps:

Circolare INPS del 18-11-2015, n. 185:  Linee guida e istruzioni operative in materia di trattamento pensionistico ai superstiti - art. 22, legge 21 luglio 1965, n. 903
 

RIFERIMENTI NORMATIVI

  • Legge 8 agosto 1995, n. 335: Riforma del sistema pensionistico obbligatorio e complementare (G.U. 16 agosto 1995, n. 190, S.O.)
     
  • Legge 12 giugno 1984, n. 222: Revisione della disciplina della invalidità pensionabile (G.U. 16 giugno 1984, n. 165)
     
  • Decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1957, n. 818: Norme di attuazione e di coordinamento della Legge 4 aprile 1952, n. 218, sul riordinamento delle pensioni dell'assicurazione obbligatoria per l'invalidità, la vecchiaia ed i superstiti (G.U. 17 settembre 1957, n. 231)
     
  • Legge 21 luglio 1965, n. 903: Avviamento alla riforma e miglioramento dei trattamenti di pensione della previdenza sociale (G.U. 31 luglio 1965, n. 190)
     
  • Circolare INPS 29 novembre 2000, n. 198: Deliberazione del Consiglio di amministrazione n. 478 del 31 ottobre 2000. Valutazione del requisito del carico richiesto per i figli maggiorenni inabili ai fini del diritto alla pensione ai superstiti
  • Delibera Consiglio di Amministrazione INPS 12 settembre 1980, n. 206: Accertamento del carico per figli ed equiparati ai fini del riconoscimento del diritto agli assegni familiari
  • Legge 29 febbraio 1980, n. 33: Conversione in legge, con modificazioni, del D.L. 30 dicembre 1979, n. 663 , concernente provvedimenti per il finanziamento del Servizio sanitario nazionale, per la previdenza, per il contenimento del costo del lavoro e per la proroga dei contratti stipulati dalle pubbliche amministrazioni in base alla L. 1° giugno 1977, n. 285 , sull'occupazione giovanile (G.U. 29 febbraio 1980, n. 59)
     
  • Circolare INPS 24 dicembre 1991, n. 289: Quesiti vari in materia di prestazioni pensionistiche. Chiarimenti
  • Circolare INPS 10 luglio 2001, n. 137: Titolare di pensione ai superstiti in quanto figlio inabile
  • Legge 8 novembre 1991, n. 381: Disciplina delle cooperative sociali (G.U. 3 dicembre 1991, n. 283)

Quote di pensione spettanti ai superstiti del lavoratore pensionato deceduto.

 

Quote di pensione spettanti ai superstiti dell'assicurato o del pensionato deceduto:

BeneficiariQuote spettanti 
 Coniuge con due figli            100%
 Coniuge             60%
 Coniuge con un figlio             80%


Nel caso in cui abbiano diritto alla pensione soltanto i figli o i nipoti, o i fratelli o le sorelle, o i genitori, le quote di pensione sono le seguenti:

BeneficiariQuote spettanti
 sei fratelli o sorelle  90%
 un figlio  70%
 due figli  80%
 tre o più figli  100%
 un genitore  15%
 due genitori  30%
 un fratello o una sorella  15%
 due fratelli o sorelle  30%
 tre fratelli o sorelle  45%
 quattro fratelli o sorelle  60%
 cinque fratelli o sorelle  75%


I nipoti hanno le stesse aliquote di reversibilità stabilite per i figli.
La somma delle quote non può, comunque, superare il 100% della pensione che sarebbe spettata all'assicurato.
Le quote dovute ai superstiti  vengono calcolate sulla pensione che sarebbe spettata al lavoratore al momento del decesso, comprensiva dell'eventuale integrazione al trattamento minimo.
 

Cumulo pensione ai superstiti con altri redditi

Se il superstite che percepisce la pensione possiede altri redditi, la pensione viene ridotta nella seguente misura:

Percentuale di riduzioneCondizione di reddito
 50% Reddito superiore a 5 volte il trattamento minimo annuo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti, calcolato in misura pari a 13 volte l'importo mensile in vigore al 1° gennaio.
 25% Reddito superiore a 3 volte il trattamento minimo annuo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti, calcolato in misura pari a 13 volte l'importo mensile in vigore al 1° gennaio.
 40% Reddito superiore a 4 volte il trattamento minimo annuo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti, calcolato in misura pari a 13 volte l'importo mensile in vigore al 1° gennaio.


Nota
Le riduzioni non si applicano, se titolari della pensione sono i figli minori, studenti o figli maggiorenni inabili.

Non costituiscono redditi ai fini del cumulo:

  • i trattamenti di fine rapporto o le anticipazioni sugli stessi
  • il reddito della casa di proprietà in cui si abita
  • la stessa pensione di reversibilità e qualunque altra pensione di reversibilità di cui è titolare
  • le competenze arretrate soggette a tassazione separata


Pensione ai superstiti e rendita INAIL
Le pensioni ai superstiti con decorrenza dal 1° luglio 2000, sono cumulabili con la rendita vitalizia liquidata dall'INAIL in caso di morte per infortunio sul lavoro o malattia professionale.
Le pensioni con decorrenza anteriore al 1° luglio 2000 che, per effetto della legge 335 del 1995 di riforma del sistema pensionistico, sono state sospese o ridotte, non possono essere cumulate con le rendite INAIL fino alla data del  30 giugno 2000. Dal 1° luglio 2000 sono cumulabili con la rendita vitalizia.

La pensione di reversibilità spetta ai figli alla morte del lavoratore pensionato in presenza di determinati requisiti.

Requisiti
La pensione di reversibilità spetta anche ai figli che alla data della morte del genitore, siano:

  • minori di18 anni
  • inabili di qualunque età e a carico del genitore alla data del decesso
  • studenti di scuola media superiore di età compresa tra i 18 e i 21 anni, che siano a carico del genitore e che non svolgano alcuna attività lavorativa
  • studenti universitari per tutta la durata del corso legale di laurea e comunque non oltre i 26 anni, che siano a carico del genitore e che non svolgano alcuna attività lavorativa (quindi perde il diritto il minore dei 26 anni "fuori corso")

Hanno diritto anche i figli equiparati
Legittimati, adottivi, affiliati, naturali, legalmente riconosciuti o giudizialmente dichiarati, nati da precedente matrimonio dell'altro coniuge.

Riconoscimento dell'inabilità lavorativa
L'inabilità prevista per la pensione di reversibilità, è diversa da quella della invalidità civile.
È necessario che vi sia un riconoscimento di inabilità al lavoro da parte della commissione medica dell'ente erogatore della prestazione (art. 2, Legge 222/84 - DPR 818/1957).

Per stabilire l'eventuale inabilità al lavoro è presa come riferimento la situazione al momento della morte della persona pensionata di cui si intende chiedere la reversibilità.
Pertanto non si ha diritto alla reversibilità nel caso l'inabilità sopraggiunga successivamente alla morte del genitore pensionato.

Attività lavorativa dei figli inabili
L'inizio di attività lavorativa, anche part-time, successiva alla liquidazione della pensione, determina la perdita della stessa, qualunque sia il reddito ricavato dall'attività lavorativa. La perdita del diritto è definitiva: la pensione di reversibilità non può essere ripristinata neanche in caso di cessazione dell'attività lavorativa (Circolare INPS 289/1991).

Eccezione di attività lavorativa per i figli inabili
L'articolo 46 della Legge 28 febbraio 2008, n. 31 (conversione in legge con modificazioni del Decreto Legge del 31 dicembre 2007, n. 248) stabilisce che l'attività svolta con finalità terapeutica dai figli riconosciuti inabili, con orario non superiore alle 25 ore settimanali, presso le cooperative sociali (di cui l'art. 4 della Legge 8 novembre 1991, n. 381), o presso datori di lavoro che assumono le persone disabili con convenzioni di integrazione lavorativa, (di cui l'art. 11 della Legge 12 marzo 1999, n. 68), con contratti di formazione e lavoro, con contratti di apprendistato o con le agevolazioni previste per le assunzioni di disoccupati di lunga durata non preclude il conseguimento della pensione di reversibilità.

L'importo del trattamento economico corrisposto dai datori di lavoro non può essere inferiore al trattamento minimo delle pensioni a carico dell'assicurazione generale obbligatoria per l'invalidità, la vecchiaia ed i superstiti  incrementato del 30 per cento.

La finalità terapeutica dell'attività svolta deve essere accertata dall'ente erogatore della pensione ai superstiti.

Consultare la scheda:
Pensione di reversibilità - Attività lavorativa dei figli inabili

Concetto della vivenza a carico
Il diritto alla pensione di reversibilità per i figli o equiparati, maggiorenni studenti o inabili, è subordinato al concetto della vivenza a carico.

Perché siano considerati a carico del genitore, devono trovarsi in uno stato di bisogno, non essere autosufficienti economicamente e che al loro mantenimento provvedesse,  in maniera continuativa,  il pensionato prima del decesso. (art. 22, Legge 903/65). 

I criteri di individuazione del reddito per essere considerati a carico sono diversi se il decesso è intervenuto prima o successivamente al 31/10/2000.

Per i decessi successivi al 31/10/2000, i nuovi criteri sono i seguenti:

  • essere a carico della persona pensionata al momento del suo decesso
  • per i figli inabili: non avere un reddito personale superiore a quello indicato dalla legge per il diritto alla pensione di invalido civile totale. Se titolari di indennità di accompagnamento il reddito deve essere pari a quello richiesto per il diritto alla pensione di invalidità civile totale aumentato dell'importo dell'indennità stessa. (Delib.Cons. Amm. Inps, 478/00).

Riassumendo, sono considerati a carico:

  • i figli maggiorenni inabili che hanno un reddito non superiore a quello richiesto dalla legge per il diritto alla pensione di invalido civile totale.
  • i figli maggiorenni inabili, titolari dell'indennità di accompagnamento, che hanno un reddito non superiore a quello richiesto dalla legge per il diritto alla pensione di invalido civile totale, aumentato dell'importo dell'indennità di accompagnamento.
  • i figli ed equiparati maggiorenni studenti che hanno un reddito che non supera l'importo del trattamento minimo maggiorato del 30%.

Mantenimento abituale
Un altro requisito da considerare per quanto riguarda il carico consiste nel mantenimento abituale. Tale condizione si desume dall'effettivo comportamento del genitore deceduto nei confronti del figlio/a inabile.

In tale valutazione assumono particolare rilevanza i seguenti elementi:

- la convivenza, ossia la effettiva comunione di tetto e di mensa.

Per i figli di età superiore a 18 e conviventi è necessario accertare lo stato di non autosufficienza economica, mentre può, di norma, prescindersi dalla verifica del mantenimento abituale. 

- la non convivenza. In tal caso, per i figli di età superiore a 18 devono essere verificate entrambe le condizioni di non autosufficienza economica e mantenimento abituale.

Ai fini del mantenimento abituale occorre accertare se il genitore deceduto concorreva in maniera rilevante e continuativa al mantenimento del superstite.

A tal fine risulta necessario accertare, anche mediante un esame comparativo dei redditi del genitore e del superstite, se il primo concorreva effettivamente in maniera rilevante e continuativa al mantenimento del figlio non convivente.

Non è richiesto che l'assicurato o pensionato provvedesse in via esclusiva al mantenimento del figlio non convivente.

Una ipotesi particolare di concorso al mantenimento si ha in caso in cui il figlio/a sia  ricoverato in un istituto di cura o di assistenza con retta di degenza a carico di ente o persona diversa dal genitore deceduto, il quale tuttavia forniva al figlio/a, con carattere di continuità, i mezzi di sussistenza. In tal caso il requisito del carico sussiste purché il figlio/a superstite non possa procurarsi altri mezzi di sussistenza.

Circolare INPS del 18-11-2015, n. 185:  Linee guida e istruzioni operative in materia di trattamento pensionistico ai superstiti - art. 22, legge 21 luglio 1965, n. 903

RIFERIMENTI NORMATIVI

  • Legge 12 giugno 1984, n. 222: Revisione della disciplina della invalidità pensionabile (G.U. 16 giugno 1984, n. 165)
  • Decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1957, n. 818: Norme di attuazione e di coordinamento della Legge 4 aprile 1952, n. 218, sul riordinamento delle pensioni dell'assicurazione obbligatoria per l'invalidità, la vecchiaia ed i superstiti (G.U. 17 settembre 1957, n. 231)
  • Legge 21 luglio 1965, n. 903: Avviamento alla riforma e miglioramento dei trattamenti di pensione della previdenza sociale (G.U. 31 luglio 1965, n. 190)
  • Circolare INPS 29 novembre 2000, n. 198: Deliberazione del Consiglio di amministrazione n. 478 del 31 ottobre 2000. Valutazione del requisito del carico richiesto per i figli maggiorenni inabili ai fini del diritto alla pensione ai superstiti
  • Legge 29 febbraio 1980, n. 33: Conversione in legge, con modificazioni, del D.L. 30 dicembre 1979, n. 663 , concernente provvedimenti per il finanziamento del Servizio sanitario nazionale, per la previdenza, per il contenimento del costo del lavoro e per la proroga dei contratti stipulati dalle pubbliche amministrazioni in base alla L. 1° giugno 1977, n. 285 , sull'occupazione giovanile (G.U. 29 febbraio 1980, n. 59)
  • Legge 28 febbraio 2008, n. 31: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248, recante proroga di termini previsti da disposizioni legislative e disposizioni urgenti in materia finanziaria (Gazzetta Ufficiale del 29 febbraio 2008, n. 51 - Supplemento ordinario n. 47)
     
  • Circolare INPS 24 dicembre 1991, n. 289: Quesiti vari in materia di prestazioni pensionistiche. Chiarimenti
  • Legge 8 novembre 1991, n. 381: Disciplina delle cooperative sociali  (G.U. 3 dicembre 1991, n. 283)
     
  • Delibera Consiglio di Amministrazione INPS 12 settembre 1980, n. 206: Accertamento del carico per figli ed equiparati ai fini del riconoscimento del diritto agli assegni familiari
  • Delibera del Consiglio di Amministrazione INPS, n. 478 del 2000

 Attività lavorativa dei figli inabili

L'inizio di attività lavorativa, anche part-time, successiva alla liquidazione della pensione, determina la perdita della stessa - Eccezione di attività lavorativa per i figli inabili.

Per quanto riguarda la pensione di reversibilità concessa ai figli maggiorenni inabili, l'inizio di attività lavorativa, anche part-time, successiva alla liquidazione della pensione, determina la perdita della pensione della reversibilità, qualunque sia il reddito ricavato dall'attività lavorativa. La perdita del diritto è definitiva: la pensione di reversibilità non può essere ripristinata neanche in caso di cessazione dell'attività lavorativa (Circolare INPS 289/1991). 

Eccezione di attività lavorativa per i figli inabili
L'articolo 46 della Legge 28 febbraio 2008, n. 31 (conversione in legge con modificazioni del Decreto Legge del 31 dicembre 2007, n. 248) stabilisce che l'attività svolta con finalità terapeutica dai figli riconosciuti inabili, con orario non superiore alle 25 ore settimanali, presso le cooperative sociali (di cui l'art. 4 della Legge 8 novembre 1991, n. 381), o presso datori di lavoro che assumono le persone disabili con convenzioni di integrazione lavorativa, (di cui l'art. 11 della Legge 12 marzo 1999, n. 68), con contratti di formazione e lavoro, con contratti di apprendistato o con le agevolazioni previste per le assunzioni di disoccupati di lunga durata non preclude il conseguimento della pensione di reversibilità.

L'importo del trattamento economico corrisposto dai datori di lavoro non può essere inferiore al trattamento minimo delle pensioni a carico dell'assicurazione generale obbligatoria per l'invalidità, la vecchiaia ed i superstiti  incrementato del 30 per cento.
Pertanto, l'attività svolta dal soggetto inabile deve avere una funzione terapeutica e di inclusione sociale. Tali caratteristiche, per espressa previsione normativa, sono accertate dall'Istituto che eroga la prestazione (Circolare INPS del 6 febbraio 2009, n.15).

La finalità terapeutica, da parte dei dirigenti medici dell'Istituto, andrà indagata in tutti i casi in cui il soggetto richiedente risulti collocato sia presso le cooperative sociali di cui alla legge 8 novembre 1991 n. 381 sia, tramite la Legge 68/99, presso datori di lavoro pubblici o privati che abbiano stipulato le convenzioni di cui all'art. 11 della suddetta legge.
 
IMPORTANTE
La finalità terapeutica dell'attività svolta deve essere accertata dall'ente erogatore della pensione ai superstiti.
Quindi è consigliabile, prima di iniziare l’attività lavorativa, che verificare attentamente se il lavoro che s’intende svolgere rientra tra quelli consentiti dalla legge per mantenere la pensione di reversibilità
 
Natura del datore di lavoro e durata del contratto
Per definire se l'inabile superstite può conseguire o conservare il diritto alla pensione ai superstiti le Sedi dovranno primariamente verificare se il datore di lavoro:
  • rientri nella categoria dei laboratori protetti o della cooperative sociali di cui alla legge n. 381 del 1991;
  • abbia assunto l'inabile per effetto di una convenzione di integrazione lavorativa di cui all'articolo 11 della legge n. 68 del 1999;
  • abbia assunto l'inabile con contratto di formazione di lavoro, di apprendistato, ovvero con le agevolazioni previste per le assunzioni di disoccupati di lunga durata.
Consultare il testo completo della circolare Inps:

Circolare INPS del 6 febbraio 2009, n.15Articolo 46 del Decreto-Legge 31 dicembre 2007, n. 248 recante "Disposizioni in favore di soggetti inabili".
 
Circolare Inps, trattamento pensionistico per i superstiti:

Circolare INPS del 18-11-2015, n. 185:  Linee guida e istruzioni operative in materia di trattamento pensionistico ai superstiti - art. 22, legge 21 luglio 1965, n. 903
Eredità e pensione di reversibilità nelle unioni civili e le convivenze di fatto

Nelle unioni civili, in caso di decesso di una delle parti, il componete superstite avrà diritto all'eredità e alla pensione di reversibilità. Nella convivenza di fatto, invece, non si ha diritto all’eredità né alla pensione di reversibilità.

La Legge 20 maggio 2016, n. 76  (legge Cirinnà) istituisce l'unione civile tra  persone  dello stesso sesso. Anche in Italia è stata introdotta la disciplina relativa alle unioni civili e alle convivenze di fatto. La legge regolamenta i rapporti tra coppie conviventi sia eterosessuali che dello stesso sesso e le unioni civili. Tuttavia, la norma disciplina diversamente la convivenza di fatto dall’unione civile.

Convivenza di fatto
La convivenza di fatto, tra persone dello stesso sesso o eterosessuali, può essere attestata da una autocertificazione, redatta in carta libera e presentata al comune di residenza, nella quale i conviventi dichiarano di convivere allo stesso indirizzo anagrafico. Il Comune rilascerà il certificato di residenza e stato di famiglia.

Non vi è alcun obbligo per i conviventi di presentare la predetta autocertificazione, poiché la convivenza può essere dimostrata con altri mezzi, nonché le dichiarazione testimoniali.
Ad ogni modo, i conviventi di fatto  hanno specifici doveri e diritti. I diritti i più significativi sono:

  • gli stessi diritti che spettano al coniuge nei casi previsti dall’ordinamento penitenziario;
  • in caso di malattia grave, il convivente può delegare l’altro a rappresentarlo in tutte le decisioni che lo riguardano in ambito di salute. Inoltre, è riconosciuto altresì il diritto di visita e di assistenza nelle strutture ospedaliere;
  • In caso di decesso, il convivente superstite succede nel contratto di locazione e può anche essere inserito nelle graduatorie per l’assegnazione degli alloggi popolari. Anche nel caso di recesso il convivente di fatto può subentrare nel contratto;
  • i conviventi possono scegliere di gestire i propri rapporti patrimoniali con un "contratto di convivenza" e quindi indicare le modalità di contribuzione e la comunione dei beni;
  • se uno dei conviventi fosse proprietario della casa di comune residenza in caso di suo decesso, il convivente superstite avrebbe diritto a continuare ad abitare nella stessa casa per due anni o per un periodo pari alla convivenza se superiore ai due anni e comunque non oltre i cinque anni; se ci sono figli minori o disabili, il diritto di abitazione dura almeno 3 anni;
  • oltre che in caso di morte o di matrimonio, la convivenza si risolve per accordo delle parti o per volontà unilaterale.
Per quanto riguarda le unioni civili, la legge stabilisce che due  persone  maggiorenni  dello  stesso  sesso   costituiscono un'unione civile mediante dichiarazione di  fronte  all'ufficiale  di stato civile ed alla presenza di due testimoni.  L'ufficiale di stato civile provvede  alla  registrazione  degli atti di unione civile tra persone dello  stesso  sesso  nell'archivio dello stato civile.
Quindi, l'unione civile tra persone dello stesso  sesso  sarà  certificata dal relativo documento attestante la  costituzione  dell'unione,  che deve contenere i dati anagrafici delle parti, l'indicazione del  loro regime patrimoniale e della loro residenza, oltre ai dati  anagrafici e alla residenza dei testimoni.

Unioni civili
Diversamente, invece, nel caso dell’unione civile, per le coppie dello stesso sesso, discendono specifici diritti e doveri, che sono equiparabili, sebbene in parte, a quelli del matrimonio delle persone eterosessuali. In particolare, in ambito di diritto successorio. Infatti, le coppie nell’unione civile si eredita di diritto alla quota di legittima, che prima corrispondeva soltanto ai parenti più stretti.
Il termine “quota di legittima” viene utilizzato per individuare la porzione dei beni ereditari che deve essere per legge riservata soltanto a favore degli stretti congiunti ossia: coniuge, discendenti e ascendenti del defunto. La residua porzione del patrimonio costituisce la “quota disponibile” della quale il testatore può liberamente disporre.

Quindi, in questi due casi (unioni civili e convivenza di fatto) si rileva una disparità di trattamento: il diritto ad ereditare viene riconosciuto nelle unioni civili, ma non nelle convivenze di fatto.

Nel caso delle unioni civili le disposizioni  che  si riferiscono al matrimonio così come le  disposizioni che contengono le  parole «coniuge», o termini equivalenti, ovunque  ricorrono  nelle leggi, si applicano anche ad ognuna delle parti  dell'unione  civile. Quindi, considerando che i componenti delle unioni civili vengono equiparati al coniuge, nel caso l'unione dovesse cessare si ha diritto al mantenimento; inoltre, in caso di decesso di una delle parti, il componete superstite avrà diritto all'eredità e alla pensione di reversibilità. Inoltre, in assenza di indicazioni diverse, si applica la comunione dei beni.

La separazione avviene davanti all'ufficiale di stato civile, quando le parti, congiunta o disgiuntamente, ne manifestano la volontà.

Messaggio Inps del 21 dicembre 2016, n. 5171:
“… a decorrere dal 5 giugno 2016, ai fini del riconoscimento del diritto alle prestazioni pensionistiche e previdenziali (es. pensione ai superstiti, integrazione al trattamento minimo, maggiorazione sociale, successione iure proprio, successione legittima, etc.) e dell’applicazione delle disposizioni che le disciplinano, il componente dell’unione civile è equiparato al coniuge”.
 
Riferimenti normativi

Circolare Inps del 31 marzo 2017, n. 66:  Legge 20 maggio 2016, n. 76. Regolamentazione delle Unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze. Risvolti in materia di obbligo assicurativo presso le gestioni dei lavoratori autonomi artigiani e commercianti.

Messaggio Inps del 21 dicembre 2016, n. 5171: Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze. Legge 20 maggio 2016, n. 76.

Legge 20 maggio 2016, n. 76: Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze.

di Gabriela Maucci https://www.superabile.it/cs/superabile/home