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Licenziamenti senza fine, presidio Ericsson a Roma. "Da Mise impegno a convocare azienda su esuberi"

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Ericsson, sindacati: "Da Mise impegno a convocare azienda su esuberi"

05.10.2017 - "Dal Mise è arrivato l'impegno a convocare Ericsson a un tavolo per chiedere maggiori garanzie su interventi non traumatici per i lavoratori, dopo l'annuncio dei 600 esuberi". Lo dice a Labitalia Massimo Rota, della Slc Cgil, che stamane insieme a 300 lavoratori dell'azienda ha attuato un presidio davanti il Mise, a Roma, dove è stata fatta entrare una delegazione dei lavoratori, che ha ricevuto appunto queste rassicurazioni dal ministero.

Delegazione che adesso è stata ricevuta al ministero del Lavoro: "Sono ancora dentro: vedremo cosa uscirà fuori. E' fondamentale che Ericsson non attui soluzioni traumatiche, come i licenziamenti, verso i lavoratori", spiega Rota.

05 ottobre 2017

Sciopero di otto ore e sit-in al ministero dello Sviluppo economico contro i 200 esuberi appena conclusi e l'annuncio dell'ennesima procedura per altri 600 lavoratori. "Il nostro paese - spiegano Slc, Fistel, Uilcom e Ugl - rimane terra di conquista"

Ericsson continua a licenziare. In questi giorni ha concluso la procedura di licenziamento collettivo per 67 lavoratori, in luglio ne aveva mandati via altri 182. E si annuncia una nuova ondata di 600 esuberi. Una situazione insostenibile per Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil e Ugl Telecomunicazioni, che hanno indetto per oggi (giovedì 5 ottobre) lo sciopero generale del gruppo e una manifestazione nazionale a Roma, presso il ministero dello Sviluppo economico (oltre al blocco delle prestazioni straordinarie e della reperibilità dal 17 ottobre al 30 novembre).

Martedì 3 ottobre si è svolto a Roma l’incontro tra il nuovo amministratore delegato di Ericsson e il Coordinamento sindacale (unitamente alle segreterie nazionali). "L’amministratore delegato ha annunciato un taglio di circa 1 miliardo di euro a livello mondiale, di cui la regione Europa e America latina dovrà contribuire per circa il 40 per cento" spiegano i sindacati: "Per l’Italia sono annunciati 600 esuberi da risolvere dentro il primo semestre del 2018. Ericsson al momento non è in grado di dare alcuna certezza sul futuro anche perché, sempre secondo l'amministratore delegato, la ripartenza degli investimenti nel settore è prevista non prima del 2019". La delegazione sindacale ha "diffidato Ericsson a ripercorrere soluzioni traumatiche e unilaterali", e ha ricordato come "l’utilizzo di strumenti conservativi avrebbe evitato gli oltre 200 licenziamenti effettuati tra luglio e settembre". Inoltre ha anche "stigmatizzato il comportamento di Ericsson, che insieme a Zte si è sottratta a qualsiasi confronto con il ministero dello Sviluppo economico per la ricollocazione del personale". 

Uno sciopero fino alle ore 12 si è tenuto anche mercoledì 4 ottobre a Genova, dopo l'assemblea sindacale convocata per discutere l'avvio della quindicesima procedura di licenziamento collettivo dal 2006 a oggi, annunciata appunto a Roma. Nel capoluogo ligure, negli ultimi dieci anni, i lavoratori Ericsson sono passati da 1.200 a 550. “Dopo le parole dei ministri Carlo Calenda e Giuliano Poletti, seguite da altri licenziamenti, ci attendiamo finalmente una presa di posizione da parte del governo” ha commentato Fabio Allegretti, segretario Slc Cgil Genova: “Finora l’esecutivo ha dimostrato di non riuscire a intervenire sull'azienda né su chi la sta sostituendo sul mercato italiano, dimenticandosi totalmente di tutelare i lavoratori”.

Gli ultimi licenziamenti, spiegano i sindacati, sono avvenuti la sera di venerdì 29 settembre tramite mail. Slc, Fistel e Uilcom rimarcano che Ericsson è “una multinazionale che in Italia ha uno dei maggiori fatturati del mondo, in un settore ad alto valore aggiunto, dove stanno confluendo enormi risorse economiche, pubbliche, di cui la stessa Ericsson si avvale, anche con finanziamenti per progetti speciali”. Questi licenziamenti sono stati “perseguiti senza mai riflettere sulla possibilità di utilizzare strumenti alternativi, considerati inutili e inadeguati per le loro esigenze”. Tutto questo, continua il comunicato sindacale, mentre “continua imperterrito il ricorso a consulenti esterni”.

A motivare in parte i licenziamenti è “la perdita della gara Wind 3, assegnata alla società cinese Zte, che al momento dell’aggiudicazione aveva 25 dipendenti. Nonostante le rassicurazioni di Wind 3 e Zte di farsi, in parte, carico delle conseguenze di questo cambio di fornitore, i lavoratori Ericsson sono fuori. Zte in parte ha assunto, in parte ricorre agli appalti, che spesso a loro volta ricorrono a subappalti”. Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil puntano l’indice anche contro il governo, che “non riesce a persuadere Ericsson su misure alternative ai licenziamenti”, così come “non riesce, nonostante le rassicurazioni e gli impegni, a intervenire su Zte e Wind 3, affinché assumano parte dei lavoratori licenziati”. In Germania, ricordano i sindacati, Zte ha dovuto assumere, per prendere la rete E-plus, 750 lavoratori da Alcatel Lucent.

Il nostro paese rimane terra di conquista: grande business e poca occupazione” aggiungono i sindacati. In questo caso specifico, “a fronte di licenziamenti di lavoratori che producono un reddito dignitoso, ci restituiscono un poco di occupazione giovanile e tanto subappalto”. Per i sindacati non è tollerabile “che aziende importanti, che operano in un settore ad alto valore aggiunto, non assumano alcuna responsabilità sociale”. Parimenti intollerabile è “che non ci sia un governo che li richiami a questa responsabilità”. Slc, Fistel e Uilcom, dunque, non intendono “aspettare in silenzio la prossima mattanza occupazionale. Ericsson deve dire quale futuro vuole in Italia. Il governo deve intervenire per dare prospettiva ai lavoratori licenziati e guidare il futuro di questo settore”.