09/06/2017 - Via libera dal Consiglio dei ministri al decreto legislativo che introduce in Italia "una misura nazionale di contrasto alla povertà", che dovrà passare all'esame delle Commissioni parlamentari competenti per l'acquisizione dei pareri. Si tratta del decreto che attua la delega approvata a marzo e segue il Memorandum d'intesa firmato ad aprile dal premier Paolo Gentiloni. La misura, Reddito d'inclusione (Rei) sostituisce il Sostegno all'inclusione attiva (Sia) e anche l'Asdi, l'Assegno di disoccupazione, destinato a sparire dall'inizio del 2018.

Comunicato stampa del Consiglio dei Ministri n. 33

09 Giugno 2017

Il Consiglio dei ministri si è riunito oggi, venerdì 9 giugno 2017, alle ore 11.28 a Palazzo Chigi, sotto la presidenza del Presidente Paolo Gentiloni. Segretario la Sottosegretaria alla Presidenza Maria Elena Boschi.

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REDDITO DI INCLUSIONE E CONTRASTO ALLA POVERTÀ

Disposizioni per l’introduzione di una misura nazionale di contrasto alla povertà (decreto legislativo – esame preliminare)

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali Giuliano Poletti, ha approvato, in esame preliminare, un decreto legislativo di attuazione della legge sul contrasto della povertà, il riordino delle prestazioni di natura assistenziale e il rafforzamento del sistema degli interventi e dei servizi sociali (legge 15 marzo 2017, n. 33).

Il decreto introduce, a decorrere dal 1° gennaio 2018, il Reddito di inclusione (ReI), quale misura unica a livello nazionale di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale.

Il ReI è una misura a vocazione universale, condizionata alla prova dei mezzi e all’adesione a un progetto personalizzato di attivazione e di inclusione sociale e lavorativa finalizzato all’affrancamento dalla condizione di povertà. Viene riconosciuto ai nuclei familiari che rispondano a determinati requisiti relativi alla situazione economica. In particolare, il nucleo familiare del richiedente dovrà avere un valore dell’ISEE, in corso di validità, non superiore a 6.000 euro e un valore del patrimonio immobiliare, diverso dalla casa di abitazione, non superiore a 20.000 euro. In prima applicazione sono prioritariamente ammessi al REI i nuclei con figli minorenni o disabili, donne in stato di gravidanza o disoccupati ultra cinquantacinquenni.

Fermo restando il possesso dei requisiti economici, il REI è compatibile con lo svolgimento di un’attività lavorativa. Viceversa, non è compatibile con la contemporanea fruizione, da parte di qualsiasi componente il nucleo familiare, della NASpI o di altro ammortizzatore sociale per la disoccupazione involontaria.

Il ReI è articolato in due componenti:

  1. un beneficio economico erogato su dodici mensilità, con un importo che andrà da circa 190 euro mensili per una persona sola, fino a quasi 490 euro per un nucleo con 5 o più componenti;
  2. una componente di servizi alla persona identificata, in esito ad una valutazione del bisogno del nucleo familiare che terrà conto, tra l’altro, della situazione lavorativa e del profilo di occupabilità, dell’educazione, istruzione e formazione, della condizione abitativa e delle reti familiari, di prossimità e sociali della persona e servirà a dar vita a un "progetto personalizzato" volto al superamento della condizione di povertà. Tale progetto indicherà gli obiettivi generali e i risultati specifici da raggiungere nel percorso diretto all’inserimento o reinserimento lavorativo e all’inclusione sociale, nonché i sostegni, in termini di specifici interventi e servizi, di cui il nucleo necessita, oltre al beneficio economico connesso al ReI e, infine, gli impegni a svolgere specifiche attività, a cui il beneficio economico è condizionato, da parte dei componenti il nucleo familiare.

 

Il ReI sarà concesso per un periodo continuativo non superiore a 18 mesi e sarà necessario che trascorrano almeno 6 mesi dall’ultima erogazione prima di poterlo richiedere nuovamente.

Al ReI si accederà attraverso una dichiarazione a fini ISEE "precompilata". È un’importante innovazione di sistema, che caratterizzerà l’accesso a tutte le prestazioni sociali agevolate migliorando la fedeltà delle dichiarazioni da un lato e semplificando gli adempimenti per i cittadini dall’altro.

Il decreto disciplina anche le possibili espansioni del REI, in termini di graduale incremento del beneficio e di graduale espansione dei beneficiari. In presenza di maggiori risorse o di risparmi strutturali, l’estensione della misura potrà essere realizzata mediante l’adozione di un Piano nazionale per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale, da adottarsi con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri.

Il decreto istituisce inoltre la Rete della protezione e dell’inclusione sociale, presieduta dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali e composta da rappresentanti dei diversi livelli di governo. E’ una struttura permanente di confronto e programmazione delle politiche sociali, nonché di coinvolgimento nelle decisioni programmatiche del terzo settore, delle parti sociali e degli altri stakeholder. La Rete si articola in tavoli regionali e territoriali e ha l’obiettivo di rendere più omogeneo il sistema superando le attuali sperequazioni territoriali.

Nello specifico del ReI e al fine di agevolarne l’attuazione, il decreto prevede determinate articolazioni della Rete: si tratta in particolare del Comitato per la lotta alla povertà, come organismo di confronto permanente tra i diversi livelli di governo, e dell’Osservatorio sulle povertà, con il compito di predisporre un Rapporto biennale sulla povertà, in cui sono formulate analisi e proposte in materia di contrasto alla povertà, di promuovere l’attuazione del ReI, evidenziando eventuali problematiche riscontrate, anche a livello territoriale, e di esprimere il proprio parere sul Rapporto annuale di monitoraggio sull’attuazione del ReI.

 

REI

 

Reddito di inclusione

 

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Cos’è

Il Reddito di inclusione (REI) la prima misura unica nazionale di contrasto alla povertà a vocazione universale. Si compone di due parti:

 

  1. un beneficio economico, erogato attraverso una Carta di pagamento elettronica (Carta REI);

 

  1. un progetto personalizzato di attivazione e di inclusione sociale e lavorativa volto al superamento della condizione di povertà.

A chi si rivolge

 

Nella prima fase, il REI è riservato a una platea molto ampia, anche se non esaustiva delle persone in povertà. Sono le fasce di popolazione individuate tra le più bisognose, in continuità con il SIA (Sostegno per l’inclusione attiva) e l’ASDI (Assegno di disoccupazione), che il REI andrà a sostituire in via espansiva.

 

In presenza di maggiori risorse o di risparmi strutturali, si potrà procedere ad una ulteriore graduale estensione della platea dei beneficiari e/o ad un incremento del beneficio. L’estensione della misura potrà essere realizzata mediante il Piano nazionale per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale, che verrà adottato con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri.

 

Requisiti di residenza e soggiorno

  • cittadini italianicittadini comunitarifamiliari di cittadini italiani o comunitari, non aventi la cittadinanza in uno Stato membro, titolari del diritto di soggiorno o diritto di soggiorno permanente

 

  • cittadini stranieri in possesso del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo

 

  • titolari di protezione internazionale (asilo politico, protezione sussidiaria)

 

che siano residenti in Italia da almeno due anni al momento della presentazione della domanda

 

Requisiti familiari

I beneficiari sono inizialmente individuati tra i nuclei familiari con:

 

  • figli minorenni

 

  • figli con disabilità (anche maggiorenni)

 

  • donna in stato di gravidanza

 

  • componenti disoccupati che abbiano compiuto 55 anni Requisiti economici

 

I beneficiari sono individuati anche sulla base dell’ISEE e delle sue componenti reddituali e patrimoniali. Per accedere al REI, infatti, il nucleo familiare deve essere in possesso congiuntamente di:

  1. un valore ISEE in corso di validità non superiore a 6 mila euro

 

  1. un valore ISRE (l’indicatore reddituale dell’ISEE diviso la scala di equivalenza) non superiore a 3 mila euro

 

  1. un valore del patrimonio immobiliare, diverso dalla casa di abitazione, non superiore a 20 mila euro

 

  1. un valore del patrimonio mobiliare (depositi, conti correnti) non superiore a 10 mila euro (ridotto a 8 mila euro per la coppia e a 6 mila euro per la persona sola).

 

Altri requisiti

Nessun componente del nucleo deve:

 

  • percepire prestazioni di assicurazione sociale per l’impiego (NASpI) o di altro ammortizzatore sociale di sostegno al reddito in caso di disoccupazione involontaria;
  • possedere autoveicoli e/o motoveicoli immatricolati la prima volta nei 24 mesi antecedenti la richiesta (sono esclusi gli autoveicoli e i motoveicoli per cui è prevista una agevolazione fiscale in favore delle persone con disabilità);

 

  • possedere navi e imbarcazioni da diporto (art.3, c.1, d.l.gs. 171/2005).

 

Ammontare del beneficio economico

L’ammontare del beneficio economico viene stabilito sulla base del cosiddetto “reddito disponibile”, ovvero delle risorse a disposizione delle famiglie per soddisfare i bisogni di base e acquistare beni e servizi primari, come determinato sulla base dell’indicatore della situazione reddituale dell’ISEE.

 

Il beneficio economico, pertanto, sarà proporzionale alla differenza tra il reddito familiare e una soglia, che è anche la soglia reddituale d’accesso. Al reddito familiare si sottraggono le spese per l’affitto (fino a un massimo di 7 mila euro, incrementato di 500 euro per ogni figlio convivente successivo al secondo, come avviene per l’ISEE) e il 20% del reddito da lavoro dipendente (fino ad un massimo di 3 mila euro, come avviene per l’ISEE).

 

La soglia è pari per un singolo a 3 mila euro e riparametrata sulla base della numerosità familiare per mezzo della scala di equivalenza dell’ISEE. In sede di prima applicazione, la soglia è considerata al 75%.

 

Tabella 1 – Soglie d’accesso

 

Numero componenti

Soglia d’accesso

75%

 

 

(Soglia di accesso in sede di prima applicazione)

1

3.000 €

2.250 €

2

4.710 €

3.532,5 €

3

6.120 €

4.590 €

4

7.380 €

5.535 €

5

8.550 €

6.412,5 €

 

 

Tabella 2 – Beneficio massimo mensile del REI per numero di componenti il nucleo familiare

 

In ogni caso, il beneficio per ogni nucleo familiare non potrà essere superiore all’assegno sociale (valore annuo, 5.824 euro; ovvero circa 485 euro al mese). Se i componenti del nucleo familiare ricevono già altri trattamenti

 

 

assistenziali, il valore mensile del REI è ridotto del valore mensile dei medesimi trattamenti, esclusi quelli non sottoposti alla prova dei mezzi (indennità di accompagnamento).

 

Il beneficio economico è concesso per un periodo massimo di 18 mesi e non potrà essere rinnovato prima di 6 mesi. In caso di rinnovo, la durata è fissata in 12 mesi.

 

Iter della domanda

La domanda va presentata dall’interessato o da un componente del nucleo familiare presso i punti per l’accesso al REI che verranno identificati dai Comuni/Ambiti territoriali.

 

  • Il Comune raccoglie la domanda, verifica i requisiti di cittadinanza e residenza e la invia all’Inps entro 10 giorni lavorativi dalla ricezione e nel rispetto dell’ordine cronologico di presentazione.

 

  • L’Inps, entro i successivi 5 giorni verifica il possesso dei requisiti e, in caso di esito positivo, riconosce il beneficio.

 

Il versamento del beneficio è condizionato all’avvenuta sottoscrizione del Progetto personalizzato e decorre dal mese successivo alla richiesta. Il beneficio economico viene erogato mensilmente attraverso una Carta di pagamento elettronica (Carta REI);

 

Carta REI

La Carta REI, completamente gratuita, funziona come una normale carta di pagamento elettronica:

 

  • deve essere usata solo dal titolare

 

  • può essere usata per prelevare contante entro un limite mensile non superiore alla metà del beneficio massimo attribuibile. Permette inoltre:
    • gli acquisti in tutti i supermercati, negozi alimentari, farmacie e parafarmacie abilitati al circuito Mastercard

 

  • il pagamento delle bollette elettriche e del gas presso gli uffici postali

 

  • dà diritto a uno sconto del 5% sugli acquisti nei negozi e nelle farmacie convenzionate, con l’eccezione degli acquisti di farmaci e del pagamento di ticket
  • può essere utilizzata negli ATM Postamat per controllare il saldo e la lista movimenti

 

Progetto di attivazione sociale e lavorativa

  • I Comuni, esercitando le funzioni in maniera associata a livello di Ambiti territoriali, devono avviare i Progetti personalizzati di attivazione e di inclusione sociale e lavorativa, che vengono costruiti insieme al nucleo familiare sulla base di una valutazione multidimensionale finalizzata a identificarne i bisogni, tenuto conto delle risorse e dei fattori di vulnerabilità, nonché dell’eventuale presenza di fattori ambientali e di sostegno.

 

  • La valutazione è organizzata in un’analisi preliminare (da svolgere entro 1 mese dalla richiesta del REI), rivolta a tutti i beneficiari, e in un quadro di analisi approfondito, qualora la condizione del nucleo familiare sia più complessa.

 

  • Se in fase di analisi preliminare emerge che la situazione di povertà è prioritariamente connessa alla mancanza di lavoro, il Progetto personalizzato è sostituito dal Patto di servizio o dal programma di ricerca intensiva di occupazione (previsti dal Dlgs. 150/2015, art. 20)

 

  • il Progetto deve essere sottoscritto dai componenti il nucleo familiare entro 20 giorni lavorativi dalla data in cui è stata effettuata l’analisi preliminare

 

delega sulla povertà

 

Dopo la definitiva approvazione al Senato (il 9 marzo), l’Italia ha per la prima volta nella sua storia una legge sulla povertà.

 

La legge delega (l. n. 33/2017), che era stata «collegata» dal Governo alla legge di stabilità 2016, prevede l’introduzione di una misura unica nazionale di contrasto alla povertà, il Reddito di inclusione.

 

Con il decreto attuativo si disegna nel dettaglio la misura, che in linea generale prevede un

 

sostegno economico accompagnato da servizi personalizzati per l’inclusione sociale e lavorativa.

 

Non si tratta di una misura assistenzialistica, di un beneficio economico «passivo». Al nucleo familiare beneficiario è richiesto un impegno ad attivarsi, sulla base di un progetto

personalizzato condiviso con i servizi territoriali, che accompagni il nucleo verso l’autonomia.

 

Per finanziare il Reddito di inclusione è stato istituito il Fondo nazionale per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale, con una dotazione strutturale che l’ultima legge di bilancio ha portato a 1,7 miliardi dal 2018.

 

Oltre ad istituire il Reddito di inclusione, il Governo è delegato a razionalizzare gli strumenti esistenti di contrasto alla povertà (SIA, ASDI e social card) e a migliorare la governance delle politiche sociali al fine di ridurre i divari territoriali.


La creazione del Fondo Povertà rappresenta una svolta dal punto di vista delle risorse dedicate alla povertà. Oltre un miliardo e 700 milioni destinati al Reddito di inclusione, a cui si aggiungono le risorse per rafforzare i servizi (anche a carico del PON Inclusione) per un totale di oltre 2 miliardi di euro dal 2019.

 

Nell’attesa del Reddito di inclusione, il Governo ha completamente ridisegnato il SIA (sostegno per l’inclusione attiva), già sperimentato nelle grandi città, rendendolo una misura «ponte» fino all’introduzione definitiva del nuovo strumento.

 

Verso il Reddito di inclusione: il beneficio economico


 

Soglia d’accesso

Redditi lordi

 

(redditi al netto di

(es. reddito lavoro dipendente

 

compo

 

affitto e altre

e affitto da 300 euro mensili,

 

nenti

 

incrementati di 50 euro per

 

 

detrazioni)

 

ogni componente aggiuntivo)

 

 

 

 

 

 

 

 

1

 

3.000

8.250

 

 

 

 

 

 

2

 

4.710

11.137

 

 

 

 

 

 

3

 

6.120

13.650

 

 

 

 

 

 

4

 

7.380

15.780

 

 

 

 

 

 

5

 

8.550

17.550

 

 

 

 

 

 

 

Beneficio massimo mensile

 

componenti

 

 

 

1

 

 

187,5

 

2

 

 

294,38

 

3

 

 

382,5

 

4

 

 

461,25

 

5

 

 

485,41

 

 

 

Il beneficio economico dipenderà dalla differenza tra il reddito

familiare e una soglia, che è anche la soglia reddituale

d’accesso.

 

La soglia è pari per un singolo a 3.000 euro e riparametrata sulla base della numerosità familiare per mezzo della scala di equivalenza dell’ISEE. Ad esempio per un nucleo di 4 persone è di 7.380 euro.

 

Il reddito familiare è quello «disponibile» adottato a fini ISEE (è la componente nota come ISR): per ottenerlo, dal reddito lordo si sottraggono, tra l’altro, le spese per l’affitto e il 20% del reddito da lavoro dipendente (fino ad un massimo di 3.000). Ad esempio, sempre nel caso del nucleo di 4 persone, assumendo un affitto mensile di 450 euro e un lavoro alle dipendenze, la soglia sopra identificata è compatibile con un reddito lordo di quasi 16.000 euro.

 

Inizialmente, la soglia sarà coperta al 75%.

 

In ogni caso, il beneficio – inclusivo di eventuali altre prestazioni, tranne l’indennità di accompagnamento - per ogni nucleo familiare non potrà essere superiore all’assegno sociale

(valore annuo, 5.824 euro; mensilizzato, circa 485 euro)

 

Verso il Reddito di inclusione: le soglie d’accesso

 

I beneficiari sono individuati sulla base dell’ISEE e delle sue componenti reddituali e patrimoniali.

 

La soglia ISEE sarà fissata a 6.000 euro.

 

La soglia dell’ISRE (l’indicatore reddituale dell’ISEE diviso la scala di equivalenza) sarà fissata a 3.000 euro.

 

Inoltre saranno fissate delle soglie patrimoniali relative agli immobili diversi dalla prima casa e al possesso di conti e titoli finanziari.

Tipo indicatore

Soglia d’accesso

 

 

 

 

ISEE

 

 

(l’indicatore della situazione economica equivalente: alla parte reddituale – cfr. sotto –

6.000

 

si somma il 20% della ricchezza patrimoniale, tenuto conto di franchigie e detrazioni

 

 

per la prima casa; il tutto è diviso per la scala di equivalenza)

 

 

 

 

 

ISRE

 

 

(è la parte reddituale dell’ISEE: si tratta dei redditi familiari al netto dell’affitto, di una

3.000

 

detrazione per lavoro dipendente fino a 3.000 euro e di altre detrazioni, divisi per la

 

 

scala di equivalenza)

 

 

 

 

 

 

Verso il Reddito di inclusione: i beneficiari

 

Sulla base delle soglie d’accesso prima identificate, i beneficiari sono inizialmente individuati tra i seguenti nuclei familiari:

 

  • Nuclei con almeno un figlio minorenne

 

  • Nuclei con un figlio con disabilità (anche se maggiorenne)

 

  • Nuclei con una donna in stato di gravidanza

 

  • Nuclei con una persona di 55 anni o più in condizione di disoccupazione

 

Tenuto conto dei redditi posseduti e di altre prestazioni economiche di ammontare superiore al REI

 

(esclusa l’indennità di accompagnamento), i nuclei beneficiari potenziali del REI, in sede di prima applicazione sono circa 500 mila, di cui 420 mila con minori.

 

Le persone potenzialmente coperte dal REI sono complessivamente quasi 1,8 milioni, di cui 700 mila

minori. La dimensione media del nucleo familiare è pari a poco più di 3,5 componenti.

 

Nota bene: si tratta di platee potenziali sulla base dei dati del sistema informativo ISEE, cioè di coloro che hanno presentato l’ISEE al fine di richiedere una prestazione sociale agevolata. Non è detto che tutti presentino domanda anche per il ReI. E’ noto nella letteratura internazionale che per le misure di reddito minimo il cd. take-up non è completo: secondo uno studio dell’OCSE, le misure di assistenza sociale vengono richieste, a seconda dei paesi, dal 40% all’80% degli aventi diritto.

 

REI: non solo sostegno monetario, ma “inclusione attiva”

 

Il reddito da solo non basta ad uscire dalla povertà. La mancanza di reddito spesso non è la causa

della povertà, ma il suo effetto. Le cause invece possono essere diverse e, tipicamente, di natura multidimensionale.

 

Il REI prevede l'erogazione del sostegno economico solo condizionatamente all’adesione a un progetto personalizzato di attivazione sociale e lavorativa.

 

Infatti, per evitare “trappole della povertà” è importante agire sulle cause con una progettazione personalizzata che individui i bisogni della famiglia, predisponga interventi appropriati, l’accompagni verso l’autonomia. E’ un percorso in

 

cui i servizi in rete – sociali, socio-sanitari e centri per l’impiego, prioritariamente – si fanno carico dei cittadini più fragili e questi si impegnano - si “attivano” – nei comportamenti che gli vengono richiesti. Al sostegno monetario quindi si accompagna un vero e proprio patto, in cui si individuano gli obiettivi e i risultati attesi, i sostegni necessari forniti dai servizi e gli impegni assunti dai membri del nucleo.

 

I comportamenti richiesti ai beneficiari vanno sicuramente riferiti alla ricerca attiva di lavoro, ma non solo. Gli studi dimostrano l’efficacia di condizionalità sui comportamenti espressa con riferimento alle aree dell’istruzione e della salute. La trasmissione intergenerazionale della povertà è inaccettabile e quindi centrale nella progettazione personalizzata è il sostegno alla funzione genitoriale e l’attenzione agli specifici bisogni dei bambini.

 

La regia è affidata al servizio sociale, nella logica della rete integrata dei servizi e del pieno coinvolgimento del Terzo settore, delle parti sociali e di tutta la comunità. Al rafforzamento dei servizi sociali territoriali sarà destinata una quota non inferiore al 15% del Fondo Povertà.

 

Si tratta di 262 milioni di euro nel 2018 e di 277 milioni annui a decorrere dal 2019.

 

Il PON Inclusione per rafforzare i servizi

 

Per rafforzare i servizi e la presa in carico sono previste specifiche risorse a valere sul Fondo sociale europeo 2014-2020: la gran parte del PON inclusione, con una dotazione di circa 1 miliardo di euro a questo specifico fine proposto dal Governo e approvato dalla Commissione europea.

 

Ad agosto 2016 è stato pubblicato il primo Avviso per finanziare gli interventi da realizzare nei prossimi tre anni (quasi 500 milioni di euro destinati agli Ambiti territoriali). Al 15 febbraio si è completato il processo di presentazione dei progetti. La risposta dei territori a questa

opportunità è stata ottima. E’ in corso di erogazione la quasi totalità delle risorse impegnate.

 

Circa tre quarti delle risorse saranno volte a rafforzare i servizi sociali di presa in carico, mentre la parte residua è volta a finanziare interventi diretti per l’inserimento lavorativo, tipicamente nella forma di tirocini per l’inclusione sociale. Questi ultimi interventi sono, in

 

particolare, ulteriormente rafforzati a valere su risorse dei programmi operativi regionali (POR).

 

Si sta procedendo inoltre a rafforzare direttamente anche i centri per l’impiego per lo specifico del REI: 600 operatori saranno selezionati per essere esclusivamente dedicati alla presa in carico dei beneficiari del REI e alla collaborazione con i servizi sociali per la progettazione personalizzata.

 

Verso il reddito di inclusione: il SIA 2017

Alla fine di aprile sono entrati in vigore i nuovi criteri per il SIA, in attesa dell’avvio del REI.

 

Il SIA è già stato completamente ridisegnato dal Governo per renderlo simile al REI che verrà ed è partito a livello nazionale nel settembre 2016.

 

Permangono comunque rilevanti differenze nella platea (con il REI si aggiungono i disoccupati ultra cinquantacinquenni), nei requisiti di accesso (nel caso del SIA, c’è un’unica soglia ISEE a 3.000 euro), nella presenza di una scala di valutazione del bisogno (in modo di selezionare i beneficiari tra i più bisognosi, scala non necessaria per il REI), nel beneficio economico (nel caso del SIA in somma fissa rispetto al numero dei componenti), negli altri trattamenti consentiti (nel caso del REI detratti dal beneficio, nel caso

 

del SIA considerati soprattutto come requisito d’accesso), nelle risorse disponibili per i servizi (non finanziati dal SIA).

 

Nel 2017 la maggiore disponibilità di risorse rispetto all’anno precedente ha permesso di modificare i

 

requisiti di eleggibilità del SIA per ampliare la platea dei beneficiari. Il nuovo decreto interministeriale (pubblicato il 30 aprile u.s.) interviene in particolare su 3 elementi:

 

  1. Riduzione soglia valutazione multidimensionale del bisogno da 45 a 25 punti

 

  1. Innalzamento soglia di altri trattamenti consentiti, da 600 a 900 euro, per le famiglie con un componente non autosufficiente

 

  1. Incremento del beneficio per i nuclei composti esclusivamente da genitore solo e figli minorenni (+ 80 euro), con un beneficio massimo quindi di 480 euro

 

In questo modo si potrà da subito raddoppiare la platea dei beneficiari (più di 80 mila nuclei familiari al

momento dell’entrata in vigore dei nuovi criteri) riammettendo al beneficio coloro che ne erano stati

esclusi solo per via della valutazione multidimensionale.