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"Lavoro da H&M, ecco perché ci licenziano"

hm
 

H&M, massiccia l’adesione alla #FashionRebel indetta da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs

10/06/2017
 

Lo sciopero contro gli 89 esuberi dichiarati a Milano, Cremona e Venezia. La denuncia dei sindacati: «fatturato in crescita per la multinazionale in espansione, licenziamenti ingiustificati»

Massiccia la partecipazione alla #FashionRebel, la giornata di sciopero e mobilitazione indetta dai sindacati di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e UIltucs contro gli 89 esuberi dichiarati dalla catena di abbigliamento svedese H&M in due punti vendita a Milano e nei negozi di Cremona e Venezia Mestre prossimi alla chiusura ma  che hanno bilanci in attivo, seppure gravati da costi di affitto onerosi. L’adesione ha registrato una media nazionale dell’80% con punte di adesione totale nei punti in chiusura. Numerose le iniziative di solidarietà dei lavoratori del gruppo in tutta Italia.

La protesta è la risposta dei sindacati alla totale indisponibilità da parte dell’azienda a prendere in considerazione le proposte avanzate al tavolo di confronto, volte alla salvaguardia occupazionale e alla tutela delle condizioni di lavoro attraverso l’efficientamento della rete vendita.

«La grande partecipazione alla mobilitazione di oggi rappresenta il segnale del malessere dei lavoratori, esposti alle logiche del profitto sfrenato e ai tagli del costo del lavoro decisi dalla multinazionale della moda che ha un fatturato in crescita, investe ed espande la propria presenza in maniera aggressiva» hanno dichiarato Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uitucs.

«La chiusura dei negozi e la pesante messa in discussione occupazionale sono state decise unilateralmente dall’azienda nel bel mezzo di un difficile confronto tra le parti» hanno denunciato le tre sigle in un comunicato sindacale congiunto.

«La dichiarazione di esuberi risulta ancora più ingiustificata in considerazione della forte attività di espansione sostenuta dall’impresa, anche in relazione alla recente apertura di diversi punti di vendita a livello di Gruppo e del ricorso spropositato e strutturale al lavoro a chiamata» e «che non trova riscontro simile tra i diretti concorrenti con circa 1300 job on call a fronte dei 5450 dipendenti complessivi della multinazionale».

In ultimo Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uitucs denunciano «la totale assenza di approccio etico al tema dell’occupazione e alla responsabilità sociale di impresa, peraltro enfatizzata negli incontri a livello internazionale e nel Comitato Aziendale Europeo».


Non riesce a trattenere le lacrime. Francesco, lo chiameremo così, "meglio non dirlo quello vero", è stanco e si sente anche preso in giro, dopo che è stata aperta, "d'improvviso, è arrivata come un fulmine a ciel sereno", una procedura di licenziamento.

Il loro negozio, un punto vendita del colosso svedese della moda low-cost H&M, nella centralissima Corso Buenos Aires a Milano, chiuderà il 31 luglio e i dipendenti, salvo accordi dell'ultimo minuto, si dovranno trovare un altro lavoro. "La beffa è che, mentre licenziano noi a tempo indeterminato, cercano di assumere altre persone con contratti flessibili, a chiamata" dice all'Adnkronos Francesco da un decennio in azienda. "Lo abbiamo scoperto dal giornalino cartaceo aziendale che, mentre annunciavano il nostro licenziamento -89 gli esuberi in Italia, 51 solo a Milano - e aprivano un maxistore davanti al nostro, cercavano anche nuove persone da impiegare con contratti precari e meno onerosi rispetto ai nostri a tempo indeterminato. Sono arrabbiato, ma non mi arrendo".

 

Domani parteciperà allo sciopero con sit-in a San Babila, a Milano, ma manifestazioni ci saranno in tutta Italia. Da Mestre a Torino fino a Roma dalle 15 in piazza della Repubblica per sfruttare, dicono gli organizzatori, l'esposizione mediatica del Gay Pride. "Spero che si arrivi a un accordo, che si riescano a evitare questi licenziamenti, perché si può dire tutto di H&M tranne che è in crisi. Per me è come una famiglia, ormai, tanti sono gli anni che ci lavoro" dice con un pizzico di amarezza all'idea di dover lasciare. "In vacanza? Ci andrò, comunque, anche se finisce male. Ho bisogno di rilassarmi e, se finirò a casa, ancora di più. Ho prenotato una settimana in Marocco per settembre. Partirò anche da disoccupato".

I sindacati hanno proclamato uno sciopero, sabato, per tutti i dipendenti di H&M con presidio dalle ore 10 alle ore 12.30 davanti al negozio di Piazza San Babila, a Milano. Lo scorso 19 maggio, l'azienda ha avviato una procedura di licenziamento collettivo, dichiarando 89 lavoratori in esubero per la decisione di chiudere quattro punti vendita in Italia, di cui due a Milano. I negozi milanesi destinati alla chiusura sono lo storico negozio di Piazza San Babila e il negozio di Porta Venezia.

Filcams Cgil Milano UilTuCS Milano e Lombardia considerano "inaccettabile la pesante messa in discussione occupazionale da parte di un'azienda in crescita e florida, richiedendo l'immediato ritiro della procedura".

Durante il primo incontro della procedura di licenziamento collettivo "l'azienda ha confermato la decisione di chiudere i punti vendita e ha ribadito di non poter ricollocare gran parte dei lavoratori, questo nonostante su Milano e provincia ci siano ben 16 negozi e sul territorio nazionale circa 150", sottolineano i sindacati, che ritengono "gravissima e ingiustificata la posizione di H&M, azienda in continua espansione, che ha in programma diverse aperture". Nel 2016 "l'azienda svedese ha chiuso con 756 milioni di ricavi e 16 milioni di utile".

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