Appalti Pulizia Scuole, massiccia l’adesione allo sciopero nazionale indetto dai sindacati confederali Cgil Cisl Uil

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Appalti Pulizia Scuole, massiccia l’adesione allo sciopero nazionale indetto dai sindacati confederali Cgil Cisl Uil. Oltre 1.300 al presidio organizzato a Roma in Piazza Monte Citorio. ( Comunicato Fisascat Cisl)
Martedì, 21 Gennaio, 2020

Nessuna rassicurazione dagli esponenti del Governo che hanno ricevuto una delegazione di lavoratori, l’Onorevole Gallo prende parte al presidio al Miur promosso da un sindacato autonomo non rappresentativo

Roma, 20 gennaio 2020 – Massiccia l’adesione alla giornata di mobilitazione e sciopero nazionale dei lavoratori ai servizi di pulizia, ausiliariato e decoro degli istituti scolastici statali internalizzati dal 1°marzo 2020. In più di 1300 provenienti da Puglia, Campania, Abruzzo, Lazio, Toscana, Emilia Romagna e Veneto hanno preso parte al presidio organizzato dai sindacati di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltrasporti a Roma in Piazza Monte Citorio.

Un delegazione composta dai segretari nazionali delle tre federazioni confederali e da 5 lavoratori è stata ricevuta prima dall’onorevole Luigi Gallo e successivamente dal sottosegretario al Miur non ricevendo tuttavia rassicurazioni sull’articolata vertenza che coinvolge complessivamente oltre 16mila addetti di cui solo 11.236 interessati dalle assunzioni dirette previste dal Bando conseguente al Decreto ministeriale che, precisano i sindacati, pur recependo “alcune modifiche, a partire dalle modalità e dai criteri necessari per l’internalizzazione e dall’introduzione di una seconda fase che recupera posti disponibili e abbassa i requisiti richiesti, non è sufficiente” perché, stigmatizzano, “molte lavoratrici e lavoratori rischiano comunque di non vedere alternative al licenziamento e troppi vedranno proporsi assunzioni part-time peggiorando il proprio reddito”.

Le perplessità dei sindacati sulla posizione dell’onorevole Gallo che, non prendendo parte al presidio dei sindacati confederali Cgil Cisl Uil a piazza Monte Citorio ha piuttosto preferito partecipare al presidio al Miur promosso da un sindacato autonomo non rappresentativo, fornendo delucidazioni e chiarimenti diffuse sui canali social.

La mobilitazione ha registrato momenti di alta tensione, gestiti dalle forze dell’ordine, dovuta principalmente alla esasperazione e al disagio sociale in cui versano i 10mila i lavoratori addetti di Manitalidea e delle società consorziate – di cui quasi 4mila solo in Campania – senza retribuzione dal mese di luglio dello scorso anno.

Allo stato non ci sono garanzie neanche sulla prosecuzione del servizio nei due mesi che precederanno l’internalizzazione in assenza di una soluzione individuata dal Miur e a più riprese sollecitata dai sindacati sull’utilizzo delle risorse già stanziate nella Legge di Bilancio (28 milioni per i servizi di pulizie e 16 milioni al mese per il progetto Scuole Belle) oltre che sull’intervento in surroga rispetto al pagamento delle retribuzioni pregresse ai lavoratori.

Ad accendere gli animi anche la mancata conferma del previsto tavolo al Miur convocato per il 22 gennaio nonchè dell’incontro convocato al ministero del Lavoro per il 23 gennaio 2020 sulla procedura di licenziamento funzionale all’avvio del processo di internalizzazione.

Le federazioni di categoria unitamente alle confederazioni Cgil Cisl e Uil hanno intanto reiterato la richiesta di attivazione di un Tavolo interministeriale sotto l’egida della presidenza del Consiglio dei Ministri per affrontare la complessa vertenza che rischia di trasformarsi in un vero dramma sociale per migliaia di lavoratrici e lavoratori e per le loro famiglie.

I sindacati richiamano il Governo, il ministero dell’Istruzione, il ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e le imprese” ad una assunzione di “responsabilità per trovare le soluzioni necessarie a dare continuità occupazionale e di reddito a tutti i 16mila lavoratori coinvolti e scongiurare quello che sarebbe un inaccettabile epilogo del percorso di internalizzazione”.

Per il segretario nazionale Fisascat Fabrizio Ferrari «un provvedimento che doveva assicurare la prosecuzione dell’occupazione ad oggi non garantisce il mantenimento dei posti di lavoro per tutti i lavoratori per i quali peraltro si prospetta un passaggio che in molti casi non garantisce lo stesso reddito con assunzioni a contratto part-time».

Il segretario generale della categoria cislina Davide Guarini ha richiamato «ad una assunzione di responsabilità delle istituzioni che sappiano prendersi carico di una vertenza complessa che si protrae ormai da più di venti anni in cui il sindacato confederale si è battuto per l’accantonamento delle risorse nelle varie leggi di Stabilità e per il mantenimento dei livelli occupazionali soprattutto nel mezzogiorno d’Italia».

Guarini sottolinea «la necessità e l’urgenza dell’attivazione del tavolo interministeriale con la partecipazione del Consiglio dei Ministri, indispensabile per individuare soluzioni che nei due mesi che precederanno l’internalizzazione diano risposte concrete alle lavoratori ed ai lavoratori del settore».

«La storia dei lavoratori Ex Lsu e degli Appalti Storici va riproposta alla politica» ha aggiunto il segretario confederale Cisl Andrea Cuccello presente alla mobilitazione che ha in particolare evidenziato come la vertenza «rischi di avere gravi ripercussioni sociali soprattutto per i lavoratori delle regioni del sud Italia dove questo reddito ha rappresentato negli anni l’unica fonte di sostentamento».

«Il Governo intervenga con coscienza - ha concluso il sindacalista – anche prevedendo un ammortizzatore sociale dedicato che scongiuri il dramma sociale per migliaia di lavoratrici e lavoratori e per le loro famiglie».