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QUOTA 102 PENSIONI AL POSTO DI QUOTA 10O, Le posizioni di CGIL,CISL,UIL.

 PENS

 

QUOTA 102 PENSIONI AL POSTO DI QUOTA 10O PENSIONI DAL 2022?  Le posizioni di CGIL,CISL,UIL.

11.01.2020- L'indiscrezione lanciata dal Sole 24 Ore indica una possibile via: arrivare a conclusione del triennio previsto (ossia anche nel 2021) con l'attuale forma di pensionamento anticipato e poi riformare il sistema pensionistico passando a quota 102 pensioni. Ossia dalla formula minima di 62 anni + 38 di contributi previdenziali a quella con 64 anni con 38 di contributi. Il piano di lavoro porterebbe dei costi allo Stato da 2,5 miliardi l'anno e sarebbe meno gravoso della precedente riforma. E sarebbe una transizione per il pensionamento anticipato dopo la fine di QUOTA 100

Ma i sindacati non sembrano aver preso bene l'ipotesi di passare a QUOTA 102 PENSIONI. E le fonti del Ministero del lavoro frenano su quota 102 pensioni e precisano la situazione.

Il chiarimento dopo le indiscrezioni - 'In riferimento alle ipotesi di riforma delle pensioni che circolano sui giornali, fonti del Ministero del Lavoro chiariscono che, ferma restando la sperimentazione di Quota 100, il percorso per giungere al superamento della legge Fornero è quello indicato dal ministro Nunzia Catalfo in un'intervista. E cioè: tavolo con le parti sociali, da riconvocare già a gennaio, e costituzione di una commissione di esperti in materia, anche questa entro gennaio, che analizzi il quadro formulando proposte che siano sostenibili per la finanza pubblica. Inutile in questa fase dare numeri in libertà'.


Le posizioni di CGIL,CISL,UIL.

CGIL

“Le ipotesi di riforma previdenziale che prevedono l’obbligo di avere un numero alto di contributi non possono essere accettate, come quella definita quota 102, con 64 anni di età e 38 di contributi, ancor peggio se accompagnate dal ricalcolo contributivo di tutta la carriera lavorativa. Interventi simili non consentirebbero l’accesso alla pensione anticipata alla maggior parte delle persone, in particolare quelle più deboli sul mercato del lavoro, a partire da giovani e donne”, ha spiegato il segretario confederale della Cgil Roberto Ghiselli a proposito delle proposte per sostituire quota 100, sperimentazione che si concluderà al termine del 2021. “Qualunque ipotesi di uscita anticipata, che per noi deve essere possibile dai 62 anni – sottolinea il dirigente sindacale – deve vedere un requisito contributivo che non superi i 20 anni e deve valorizzare previdenzialmente i periodi di lavoro discontinuo, povero, gravoso o di cura”. Per Ghiselli “solo in questo modo si può parlare alla reale platea del mondo del lavoro, quella di oggi e ancor più quella di domani, oltre a garantire l’uscita con 41 anni di contributi a prescindere dall’età”.

CISL

"La Cisl è assolutamente contraria sia nel merito sia nel metodo ad ipotesi che prevedano di andare in pensioni con almeno 64 anni di età e 38 di contributi ed il calcolo dell'assegno integralmente contributivo". Lo dichiara in una nota il segretario confederale della Cisl, Ignazio Ganga. "Siamo contrari nel merito perché queste proposte, che abbiamo visto rilanciate dagli organi di stampa in questi giorni, non rispondono alle richieste espresse nella piattaforma unitaria di Cgil, Cisl, Uil. E siamo contrari nel metodo perché l'unico modo serio di affrontare il tema delle pensioni e della previdenza è quello di aprire il prima possibile il tavolo di confronto tra Governo e parti sociali promesso dall'esecutivo ed annunciato a breve dalla Ministra del Lavoro, dando allo stesso tempo attuazione alle Commissioni di studio sulla spesa previdenziale e sui lavori gravosi previste dalla Legge di Bilancio", spiega ancora. Per questo, prosegue Ganga, "dai rappresentanti della maggioranza di Governo ci aspettiamo serietà e pertanto dovrà essere evitato di prefigurare possibili soluzioni, per altro penalizzanti per i lavoratori, valorizzando invece il confronto con le organizzazioni sindacali. Per quanto ci riguarda noi siamo pronti".

UIL

"L'ipotesi di Quota 102 PENSIONI (64 anni di età e 38 anni di contributi) non risponde all'esigenza di flessibilità diffusa per accedere alla pensione e aggrava i problemi non risolti da Quota 100". Lo ha spiegato il segretario confederale della Uil, Domenico Proietti, commentando le indiscrezioni secondo le quali i tecnici del Governo sarebbero al lavoro per gestire l'uscita da Quota 100 Pensioni. Operazione che, come detto, costerebbe 2,5 miliardi l'anno fino al 2028 con risparmi rispetto a Quota 100. "La Uil ritiene che si debba lavorare da subito per garantire una flessibilità tra i 62/ 63 anni per uscire dal mondo del lavoro, considerando le differenti gravosità dei lavori", sottolinea Proietti. "La Uil - aggiunge - è nettamente contraria ad ogni ipotesi di penalizzazione e di ricalcolo contributivo".