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Reddito di cittadinanza, a rischio l'assegno di ottobre

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Reddito di cittadinanza, a rischio l'assegno di ottobre

08.10.2019 -  L’Inps ha appena inviato un avviso via sms a 519.586 famiglie titolari del reddito o della pensione di cittadinanza affinché integrino le domande presentate lo scorso marzo. In pratica, più di una famiglia su due (in totale quelle beneficiarie del sussidio sono infatti 976.852) dovrà svolgere questo adempimento entro il 21 ottobre, altrimenti la prestazione verrà sospesa. In 114.352 hanno già risposto, ma restano più di 400 mila famiglie. Che hanno solo due settimane per mettersi in regola. Le più a rischio sono le circa 54 mila famiglie di extracomunitari (in totale 172 mila persone). Ma vediamo il perché della stretta.


Per aggiornare la domanda il beneficiario del sussidio dovrà collegarsi al sito indicato nello stesso sms dell’Inps. Qui gli si chiederà di sottoscrivere due dichiarazioni. La prima, relativa alle «Condizioni necessarie per godere del beneficio», prevede che il richiedente non sia soggetto a misure cautelari (arresto, fermo) disposte dall’autorità giudiziaria, né che abbia riportato condanne definitive negli ultimi 10 anni (questa norma non tocca quindi l’ex brigatista Federica Saraceni condannata nel 2007). Il titolare del reddito deve inoltre dichiarare che in famiglia non ci sono disoccupati a seguito di dimissioni volontarie (si vuole evitare che uno lasci il lavoro per prendere il sussidio) né persone ricoverate in istituti di lunga degenza pubblici. La seconda dichiarazione ricorda le responsabilità penali in caso di attestazioni false e tra le altre cose gli adempimenti richiesti agli extracomunitari.

I cittadini di Stati non appartenenti all’Unione europea, afferma la dichiarazione da sottoscrivere, «devono produrre apposita certificazione, rilasciata dall’autorità competente dello Stato estero», tradotta in italiano e «legalizzata» dal consolato italiano comprovante «la composizione del nucleo familiare e il possesso dei requisiti reddituali e patrimoniali». Una norma severa e difficilmente applicabile per chi viene da Paesi che talvolta sono teatro di guerre o hanno amministrazioni inadeguate. È vero che la legge esclude da questi adempimenti i rifugiati e i cittadini di Stati che verranno identificati con un decreto interministeriale (Lavoro-Esteri), ma ad oggi tale decreto non c’è. Tanto che l’Inps, da luglio, non approva più alcuna domanda di reddito presentata da extraeuropei. Un’impasse che colpisce, paradossalmente, famiglie che statisticamente hanno un tasso di povertà più alto di quello delle famiglie italiane.

Ieri sera fonti governative rassicuravano che il decreto interministeriale uscirà a giorni e che i Paesi per i quali sarà richiesta la certificazione saranno pochi. In questo modo, aggiungevano, la maggior parte degli extracomunitari sarà esentata dai nuovi adempimenti. Agli altri, invece, il reddito sarà sospeso in attesa della certificazione.