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Corte dei conti: c’è ogni tipo di "danno" alle casse pubbliche

 

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10.03.2019 - Nella relazione per l’inaugurazione dell’anno giudiziario del presidente della Sezione giurisdizionale della Corte dei conti, Guido Carlino, c’è ogni tipo di "danno" alle casse pubbliche:

In alcuni casi - scrive il presidente Carlino - la cattiva gestione comporta “profitti di carattere personale” nella maggior parte invece causa uno sperpero di risorse pubbliche. Alla base di alcuni casi infatti, stando alla relazione non c’è il desiderio di guadagnare ma la “negligenza nell'espletamento degli obblighi di servizio e agevolato da carenze nei controlli da parte degli organi a ciò preposti”.
Fra le 118 sentenze di giudizi per responsabilità amministrativa si può leggere del caso dell' ente di formazione ’Istituto di Istruzione Privata San Gabriele (A.I.P.R.G) di Partinico, a gestione familiare in cui le spese per l’affitto della sede erano troppo alti. I giudici hanno così scoperto non solo che la proprietà dell’immobile era riconducibile ai familiari degli amministratori dell’ente di formazione ma che il fabbricato oltre ad essere usato come sede era la casa d’abitazione della famiglia.
Formazione professionale In materia di formazione professionale soltanto una fattispecie di danno è stata sottoposta al giudizio della Sezione nel decorso anno. La formazione professionale, nella Regione Sicilia, è gestita da enti privati che svolgono una attività funzionale di competenza della p.a., che disciplina i requisiti degli enti, pianifica annualmente l’attività e predetermina il budget di ciascun progetto di formazione ammesso a finanziamento. Per tali motivi, gli enti, in rapporto di servizio con la Regione, sono sottoposti alla giurisdizione contabile per i danni arrecati nella gestione del denaro pubblico (Cass. SS.UU. 715/2002). Sono parimenti sottoposti alla giurisdizione i soggetti che hanno agito in nome e per conto dell’ente formatore (Cass. SS.UU. n.295/2013) in quanto la responsabilità erariale attinge anche coloro che con l’ ente abbiano intrattenuto un rapporto organico, ove dai comportamenti tenuti sia derivata la distrazione dei fondi rispetto al fine pubblico cui erano destinati; ciò in quanto il parametro di riferimento della responsabilità erariale (e, quindi, della giurisdizione contabile) è rappresentato dalla provenienza dal bilancio pubblico dei fondi erogati e dal dovere, facente capo a tutti i soggetti che tali fondi amministrano, di assicurarne l'utilizzo per i fini cui gli stessi sono destinati. In applicazione di tali principi, la Sezione, con sentenza n. 197(est. Parlato), ha condannato un ente di formazione e alcuni soggetti, appartenenti ad un medesimo ambito familiare, succedutisi nella carica di amministratori, per aver ottenuto il rimborso dei canoni di locazione, pagati per importi sproporzionati rispetto al valore di mercato, quali corrispettivi per l’utilizzo di beni utilizzati nell’ambito dell’attività formativa e la cui proprietà era riconducibile ad alcuni degli esponenti del nucleo familiare; il rimborso ottenuto dall’ente, inoltre, comprendeva anche le spese di gestione dello stesso immobile utilizzato quale sede, adibito ad abitazione familiare, sicché anche tali esborsi venivano ritenuti danno erariale.
Un altro caso tra i più clamorosi, che trova spazio nella relazione del procuratore regionale Gianluca Albo, è quello che riguarda il Ciapi di Priolo, ente in house della Regione. La Procura ha calcolato un danno di oltre 34 milioni di euro per un servizio di orientamento al lavoro direttamente affidato a un «ente strutturalmente inadeguato». Non era cioè in condizioni di svolgere l’attività per la quale ha ricevuto ingenti finanziamenti. Per questo la Procura generale ha contestato, sulla base di un’indagine della Guardia di finanza, un danno di 35 milioni e 410 mila euro al dirigente pro tempore del dipartimento formazione della Regione, alla giunta regionale che aveva approvato i finanziamenti e agli amministratori del Ciapi di Priolo.
Assenteismo diffuso, retribuzioni generose, promozioni facili e doppi incarichi. Sono le criticità che spesso si riscontrano nella gestione del personale nella pubblica amministrazione in Sicilia e che sono state segnalate dal presidente della sezione giurisdizionale Guido Carlino.
ASSENTEISMO. I casi che trovano una definizione più rapida sono quelli per assenteismo, un fenomeno che non regredisce in modo significativo malgrado i giri di vite degli ultimi tempi culminati anche con il licenziamento degli assenteisti: un caso ha riguardato perfino la stessa Corte dei Conti siciliana. C'è poi una specifica vicenda che riguarda alcuni professori dell’Università di Catania ai quali sono contestati danni rilevanti per avere violato l’obbligo dell’esclusività. A un docente sono stati chiesti, in particolare, 332 mila e 599 euro per avere svolto «attività libero-professionale incompatibile con lo status di docente universitario».
LE NOMINE. La Procura regionale della Corte dei conti ha contestato un danno di quasi 840 mila euro per la nomina di un dirigente generale esterno della Regione siciliana. Il caso, senza altre indicazioni, viene citato nella relazione del Pg Gianluca Albo che ha promosso un giudizio nei confronti della giunta regionale del tempo. Presidente e assessori non avrebbero «previamente valutato la sussistenza di professionalità interne» e avrebbero deciso la nomina «in contrasto con i limiti della legge per l’affidamento ad esterni di tali incarichi».
CONSULENTI NON ESPERTI. Troppi incarichi esterni e troppi affidamenti a consulenti privi di adeguate competenze. E’ una pratica che in Sicilia continua a orientare le scelte di segno clientelare di tanti enti pubblici: dai Comuni alle Regioni. La Corte dei Conti, segnalano nelle loro relazioni il presidente della sezione giurisdizionale Guido Carlino e il procuratore regionale Gianluca, è intervenuta in vari casi per sanzionare i responsabili di incarichi a «esperti» che tanto esperti non sono. In un caso è stato pagato lautamente il lavoro di un consulente che per la sua relazione aveva utilizzato informazioni e materiali consultabili sul web. Nelle procedure di assegnazione degli incarichi, osserva il presidente Carlino, si dovrebbe seguire il criterio di utilizzare personale interno che già viene retribuito per un’attività portata invece all’esterno con grave violazione del principio di economicità della spesa pubblica. «La violazione di tale regola fondamentale - dice Carlino - ha dato luogo alla chiamata in giudizio di amministratori pubblici». Alcuni giudizi sono stati definiti con condanne, altri sono ancora in corso.
I NUMERI. La Corte dei Conti per la Sicilia, nel 2018, ha emesso 118 sentenze in materia di responsabilità amministrativa nei confronti di 186 amministratori o dipendenti pubblici, pronunciando condanne per 15.552.387 euro con un leggero incremento rispetto all’anno precedente (14.365.799,95). La Sezione, cui sono assegnati sette magistrati (il presidente e sei giudici, rispetto ad un organico di quattordici magistrati), con un tasso di scopertura del 50%, ha celebrato 103 udienze pubbliche (collegiali e monocratiche) e 56 udienze camerali. Oltre alle sentenze in materia di responsabilità amministrativa, sono state emesse 50 sentenze in materia di conti giudiziali resi da agenti contabili (tesorieri, consegnatari, economi, etc.); 788 sentenze in materia di pensioni pubbliche; 163 ordinanze e 8298 decreti in materia di conti giudiziali.
INPS. Tre funzionari dell’Inps sono stati condannati - uno addirittura a oltre due milioni di euro - per avere erogato assegni e prestazioni non dovute. Sono casi di cui si è occupata la sezione giurisdizionale della Corte dei Conti per la Sicilia, segnalati nella relazione del presidente Guido Carlino all’inaugurazione dell’anno giudiziario. Il caso più grave, sanzionato con la condanna a due milioni, ha come protagonista un impiegato che ha liquidato 441 indennità di disoccupazione a persone che non ne avevano diritto. L’illecito è stato scoperto nell’ambito di un’indagine a largo raggio condotta dalla Guardia di finanza. Un altro funzionario dell’Inps è stato condannato a pagare 950 mila euro per avere liquidato assegni familiari oltre il dovuto. Il caso è stato segnalato dal servizio ispettivo dell’istituto di previdenza. La terza condanna riguarda un funzionario dell’Inps che aveva concesso, con una «clausola meramente formale» o giustificazioni non pertinenti, sgravi per crediti contributivi.