https://www.MotorDoctor.it' title=

Unicoop Tirreno: proposte a confronto tra cessioni, chiusure, riorganizzazione e licenziamenti

unicop

Unicoop Tirreno: proposte a confronto tra cessioni, chiusure, riorganizzazione e licenziamenti

 

Il 2 marzo, le organizzazioni sindacali Fisascat-Cisl, Filcams-Cgil e Uiltucs hanno nuovamente incontrato la direzione di Unicoop Tirreno per proseguire il confronto relativo al piano di ristrutturazione (che prevede chiusure e riduzioni di superfici di vendita, rispettivamente, di 3 e 4 negozi) della rete commerciale del Sud del Lazio della stessa Cooperativa.

Nello specifico, come si ricorderà, Unicoop Tirreno, in luogo della cessione a terzi degli otto punti vendita costituenti il perimetro in parola, nel corso delle precedenti sessioni di confronto con le organizzazioni sindacali, ha modificato il proprio orientamento ed ha deciso di operare con un piano di ristrutturazione (in realtà i negozi interessati dalla ristrutturazione sono 7, in quanto il punto vendita di Fiuggi non sarà interessato da alcun intervento).

Quanto affermato è schematizzabile nel modo seguente: i negozi di Pomezia – via Cavour, Velletri, Frosinone e Aprilia saranno chiusi; i negozi d Colleferro, Genzano, Pomezia – via del mare invece vedranno la riduzione dell’area di vendita.

Mentre la chiusura di Pomezia-via Cavour, Velletri e Frosinone dovrebbe avvenire in tempi ravvicinati, sia pure non meglio specificati da parte dell’azienda (probabilmente aprile), quella di Aprilia sarebbe programmata per la seconda metà del 2019; la posticipazione – rispetto all’originario cronoprogramma aziendale – della chiusura di quest’ultimo negozio sarebbe dovuta alla circostanza che, essendo ancora chiuso l’Ipercoop presso il Centro Commerciale Aprilia 2 di via Riserva Nuova, il management di Unicoop Tirreno ritiene opportuno garantire al contesto territoriale de quo una presenza dell’insegna Coop.

Ad apertura del confronto, i rappresentanti dell’impresa cooperativa hanno comunicato alle organizzazioni sindacali che circa 120 fra lavoratrici e lavoratori – appartenenti all’intera rete commerciale laziale – avrebbero manifestato la volontà di risolvere il proprio rapporto di lavoro pattiziamente e con il riconoscimento di un incentivo all’esodo; tuttavia, parte sindacale,
ritenendo comunque opportuno predisporre una griglia di incentivi anche per valorizzare economicamente eventuali disponibilità al trasferimento dei lavoratori, ha formulato la richiesta di focalizzare il negoziato su questo tema.

In risposta ad una molteplicità di sollecitazioni sindacali ed all’esito di un serrato confronto di merito, i nostri interlocutori di parte aziendale hanno illustrato la propria proposta che vedrebbe in più tempi, da marzo al secondo semestre 2019, l’apertura di una procedura di licenziamento collettivo, una serie di incentivi all’esodo, riconoscimento a ciascun lavoratore che dovesse accettare la risoluzione del rapporto di lavoro, oltre al preavviso ed alle competenze di fine rapporto maturate, dell’importo di 35000 euro lordi a titolo di incentivo all’esodo (da riproporzionare e da non riparametrare), trasferimenti e altre misure che abbiamo analizzato nei dettagli di tempi, fattibilità, impatto ed effetti.

Dopo aver esplicitato la richiesta di incrementare ulteriormente l’incentivo all’esodo, i sindacati, della prospettazione aziendale, hanno criticato un aspetto essenziale, vale a dire l’intervento concernete i trasferimenti, in quanto l’intenzione della Cooperativa sarebbe quella di procedere unilateralmente nel comandare i trasferimenti dei lavoratori provenienti dai negozi chiusi e/o interessati dalla riduzione della superficie di vendita, qualora le risoluzioni pattizie ed incentivate dei rapporti di lavoro e le candidature al trasferimento volontario non fossero sufficienti a risolvere il problema dell’esubero.

Naturalmente, tale posizione di parte aziendale, tesa ad ottenere dal sindacato il nullaosta ad operare trasferimenti coatti di lavoratrici e lavoratori verso negozi collocati anche a più di 100 km di distanza dal punto vendita di provenienza, ha comportato lo stallo della trattativa.

In particolare, ciò che per i sindacati non è ammissibile sta nel fatto che alla Cooperativa, nell’ambito di un’intesa sindacale, sia riconosciuta la prerogativa di operare, sulla base di un automatismo e della più assoluta discrezionalità datoriale, trasferimenti che comporterebbero tragitti quotidiani per centinaia di chilometri dei propri dipendenti del Sud del Lazio, senza operare con i rappresentanti dei lavoratori un confronto finalizzato a trovare soluzioni alternative e più rispettose delle condizioni sia lavorative che di vita delle persone interessate.

A loro volta, le organizzazioni sindacali hanno avanzato una proposta per Unicoop Tirreno, che si è riservata un approfondimento sui contenuti esplicitati da parte sindacale, per dare alla vertenza una soluzione in grado di dare risposte concrete sia all’impresa che ai lavoratori coinvolti nel piano di ristrutturazione.

Naturalmente, l’opzione predisposta da parte sindacale prevede di tenere incontri periodici a livello territoriale al fine di verificare la quantità di persone che manifesteranno la non opposizione al licenziamento, il piano di riorganizzazione dei quattro punti vendita, le possibilità e la sostenibilità di ricollocazione dei lavoratori in esubero, nonché la disponibilità formalizzata a ricercare ulteriori soluzioni qualora, al termine del percorso, gli strumenti condivisi non avessero dato risultati sufficienti.

I sindacati, nei prossimi giorni invieranno la loro proposta di chiusura del confronto sia alle amministrazioni centrali coinvolte in tale delicata vertenza che agli organi sociali della Cooperativa per manifestare in maniera univoca la propria reale volontà di addivenire ad un’intesa equilibrata e dignitosa.