Alternanza dei familiari nell'assistenza della persona con disabilità

 

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Alternanza dei familiari nell'assistenza della persona con disabilità

Si chiede se sia legittimo accordare i permessi legge 104/92 in alternanza a più di un lavoratore per l’assistenza del familiare con grave disabilità, nell’ipotesi in cui questi, assuma il domicilio presso la residenza di diversi parenti

6 febbraio 2019

La legge 104 del 5 febbraio 1992, all’articolo 33 prevede il diritto del lavoratore dipendente, pubblico o privato a fruire di tre giorni di permesso mensile retribuito per assistere il familiare con disabilità grave.
L’ISTAT ha avanzato istanza di interpello al fine di conoscere il parere di questa Direzione generale in merito alla corretta interpretazione della disciplina relativa al referente unico per l’assistenza alla persona in situazione di handicap grave, disciplinata dall’art. 33 della L. n. 104/1992 come da ultimo modificato dall’art. 24, comma 1 lett. a), della L. n. 183/2010.
In particolare, si chiede se: - sia legittimo accordare i permessi legge 104/92 in alternanza a più di un lavoratore per l’assistenza del familiare con grave disabilità, nell’ipotesi in cui questi, assuma il domicilio, per determinati periodi di tempo, presso la residenza di diversi parenti entro il secondo grado e, in caso affermativo, quale sia il tempo minimo di assistenza esclusiva ammissibile (annuale, mensile, settimanale).
Il ministero risponde che l’art. 33 della L. n. 104/1992, come modificato dall’art. 24, comma 1 lett. a), della L. n. 183/2010, sancisce espressamente che il diritto alla fruizione dei permessi non può essere riconosciuto a più di un lavoratore dipendente per l’assistenza alla stessa persona con handicap in situazione di gravità”.
La disciplina infatti dispone espressamente che i permessi siano riconosciuti ad un unico avente diritto per assistere la stessa persona con disabilità.
Il Consiglio di Stato (parere n. 5078 del 2008) individua il referente unico nel soggetto che assume “il ruolo e la connessa responsabilità di porsi come punto di riferimento della gestione generale dell’intervento, assicurandone il coordinamento e curando la costante verifica della rispondenza ai bisogni dell’assistito”.
Pertanto, anche qualora la persona con disabilità dovesse assumere il domicilio anche solo per un determinato periodo di tempo, presso la residenza di diversi parenti entro il secondo grado, sarà necessario che ciascun avente diritto presenti, di volta in volta, l’istanza per ottenere il riconoscimento dei permessi di cui all’art. 33, L. n. 104/1992 al fine di prestare legittimamente la dovuta assistenza. Ciò in quanto i permessi ex art. 33 della L. n. 104/1992, come modificato dall’art. 24, L. n. 183/2010, possono essere riconosciuti esclusivamente ad un unico soggetto per ciascun disabile senza che sia possibile stabilire preventivamente che, rispetto ad un determinato arco temporale, siano più d’uno i soggetti che usufruiranno dei permessi in questione.
 
Si determina pertanto il divieto di riconoscere a più di un lavoratore dipendente il diritto di assistere la stessa persona con handicap grave ma ciò non preclude ad un altro familiare di subentrare al familiare che precedentemente se ne faceva carico.
 
Normativa di riferimento
  • Legge 5 febbraio 1992, n. 104 - "Legge - quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate." (Pubblicata in G. U. 17 febbraio 1992, n. 39, S.O.).
  • Interpello Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali 9 agosto 2011 n. 32 - Oggetto: art. 9, D.Lgs n. 124/2004 – alternanza nell’assistenza a disabili – accertamento provvisorio della situazione di handicap.
  • Parere del Consiglio di Stato n. 5078 del 2008

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