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Congedo di maternità: nuova modalità di fruizione prevista dalla legge di bilancio 2019

maternita

 

La Legge n. 145 del 30 dicembre 2018, (c.d. legge di bilancio) modifica le disposizioni inerenti il congedo di maternità

25 gennaio 2019

La Legge n. 145 del 30 dicembre 2018, (c.d. legge di bilancio) modifica le disposizioni inerenti il congedo di maternità. Le lavoratrici potranno lavorare fino al termine della gravidanza, rinviando la fruizione dell’intero periodo di  congedo obbligatorio dopo il parto.
Il comma 485 art. 1 della Legge di bilancio ha inserito dopo il comma 1 dell’art. 16 del Decreto Legislativo 151 del 26 marzo 2001, il comma 1.1 che dispone In alternativa a quanto disposto dal comma 1, e' riconosciuta alle lavoratrici la facoltà di astenersi dal lavoro esclusivamente dopo l'evento del parto entro i cinque mesi successivi allo stesso, a condizione che il medico specialista del Servizio sanitario nazionale o con esso convenzionato e il medico competente ai fini della prevenzione e tutela della salute nei luoghi di lavoro attestino che tale opzione non arrechi pregiudizio alla salute della gestante e del nascituro.”
L’innovazione normativa, dunque, non abroga quanto precedentemente disposto ma introduce una alternativa ulteriore. Resta pertanto in vigore quanto disposto all’art. 16 comma 1, del D.Lgs 151/2001, ovvero il divieto di adibire al lavoro le donne durante i due mesi precedenti e i tre mesi successivi la data presunta del parto, resta in essere anche la flessibilità, già prevista dall’art. 20 del decreto legislativo n. 151/2001, nella gestione dei 5 mesi complessivi di congedo, con la facoltà di astenersi dal lavoro già a partire dal mese precedente la data presunta del parto e nei quattro mesi successivi, a condizione che questa opzione non pregiudichi la salute del bambino. Infatti il comma 1 art. 20 del D.Lgs 151/2001 dispone: “Ferma restando la durata complessiva del congedo di maternita', le lavoratrici hanno la facoltà di astenersi dal lavoro a partire dal mese precedente la data presunta del parto e nei quattro mesi successivi al parto, a condizione che il medico specialista del Servizio sanitario nazionale o con esso convenzionato e il medico competente ai fini della prevenzione e tutela della salute nei luoghi di lavoro attestino che tale opzione non arrechi pregiudizio alla salute della gestante e del nascituro”.
L’innovazione introdotta dalla Legge di Bilancio prevede dunque una ulteriore possibilità. Pertanto attualmente la donna in stato di gravidanza può astenersi dal prestare attività lavorativa nei due mesi prima del parto e nei tre mesi successivi, oppure un mese prima del parto e quattro dopo, oppure 5 mesi dopo il parto. Queste tre possibilità non mutano la durata complessiva del congedo di maternità che resta di 5 mesi.
La condizione affinché la donna decida per questa nuova opzione, ma anche di quella prevista dall’art. 20 (1 mese prima del parto e 4 mesi dopo), è che il medico specialista del Servizio sanitario nazionale o convenzionato e il medico competente ai fini della prevenzione e tutela della salute nei luoghi di lavoro attestino che questo non arrechi pregiudizio alla salute della gestante e del nascituro.
Si potrebbe obiettare che i sostantivi “divieto” e “facoltà” hanno un peso differente, mentre il primo garantisce perchè vieta un certo tipo di comportamento, il secondo fornisce una possibilità che, in un mondo del lavoro complesso come quello che viviamo, potrebbe significare meno garanzie per le donne future madri.
Per memoria ricordiamo il lungo iter di leggi a tutela della maternità, la legge  1204 del 1971, la legge 903 del 1977, la legge 53 del 2000 che si è concluso con il Testo Unico della maternità col Decreto Legislativo n. 151 del 2001.
 
Normativa di riferimento
  • Decreto Legislativo 26 marzo 2001, n. 151: "Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell'articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53";
  • Legge n. 145 del 30 dicembre 2018:Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021”.
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