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Foodora, accolto in Appello a Torino il ricorso di cinque ex rider

 FEDORA


11.01.2019 - Gli ex rider chiedevano il riconoscimento, da parte della multinazionale tedesca, della subordinazione del rapporto di lavoro. In primo grado, le istanze erano state integralmente respinte 

La corte d'Appello di Torino ha accolto, per una parte sostanziale, il ricorso di cinque ex rider di Foodora che chiedevano, da parte della multinazionale tedesca di food delivery, il riconoscimento della subordinazione del rapporto di lavoro. In primo grado, lo scorso giugno, le istanze erano state integralmente respinte. I giudici hanno sancito il diritto dei ricorrenti a vedersi corrispondere, in relazione al periodo in cui collaborarono con Foodora, somme di denaro calcolate "sulla base della retribuzione diretta indiretta e differita stabilita per i dipendenti del quinto livello del contratto collettivo logistica trasporto merci", deducendo quanto già percepito all'epoca. È stata respinta invece la richiesta di riconoscere la sussistenza del licenziamento discriminatorio. I giudici hanno condannato la società a rifondere una parte delle spese di lite, fissate in circa 11 mila euro per il primo grado e 10.400 per il secondo.

Gli avvocati degli ex rider

"Non possiamo non dirci soddisfatti, la sentenza dimostra che non eravamo dei pazzi quando affermavamo che queste persone avevano dei diritti". È il primo commento dell'avvocato Silvia Druetta, uno dei legali degli ex fattorini Foodora, dopo la pronuncia dei giudici della Corte d'Appello di Torino. " È la conferma – ha aggiunto - che i diritti esistono".

L’udienza

Durante l’udienza, l'avvocato Sergio Bonetto, uno dei legali degli ex rider aveva affermato: "Questa azienda è riuscita nell'impresa di costruire un meccanismo tale per cui questi fattorini venivano pagati meno di quello che, all'epoca, era la metà del corrispettivo di un voucher per lavoro occasionale. Una miseria". "Sulla carta – aveva poi aggiunto - la gestione dei collaboratori da parte di Foodora era leggerissima e deregolata. Nella pratica era piena di obblighi". Di tenore opposto erano stati gli interventi dei legali dell'azienda: "Si trattava di prestazioni a intermittenza che non possono essere ricondotte nella disciplina del lavoro subordinato. In azienda, peraltro, operavano dei fattorini impiegati in questa forma; e ad alcuni dei ricorrenti erano stati proposti dei contratti analoghi".