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Pensioni, la rassegna stampa del 02.08.2018

PENSIONI

Pensioni, obiettivo Quota 100 per superare Legge Fornero:

Il Governo punta su Quota 100, probabile addio all'Ape Sociale: lavoratori preoccupati, i sindacati chiedono flessibilità a 62 anni. Si teme il flop.

Blasting News

Pensioni, Governo punta a Quota 100 in Legge di bilancio 2019 per superare la Legge Fornero

Il mese di agosto non è certo iniziato all'insegna dell'ottimismo sul fronte Pensioni. Se da un lato, il ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, sottolinea l'importanza di agire subito per quanto concerne il superamento della Legge Fornero (la deadline è stata indicata nella Legge di Bilancio 2019), dall'altro lato c'è la grande preoccupazione, da parte dei lavoratori, per quelle che saranno le misure adottate dall'esecutivo Conte, misure che potrebbero essere decisamente deludenti rispetto ai proclami enunciati durante la campagna elettorale. L'intenzione del Governo sarà quella di puntare su Quota 100 , mentre, con tutta probabilità, l'Ape Sociale terminerà definitivamente la sua funzione alla fine dell'anno solare in corso.

Il Governo Conte punta su Quota 100, con l'Ape Sociale che dovrebbe scomparire

Le preoccupazioni sono evidenti, in tema di flessibilità pensionistica: se l'Ape Sociale andrà in 'pensione' a fine 2018 e il Governo dovesse puntare su Quota 100 con 64 anni di età anagrafica minima e 36 di contributi, i lavoratori andrebbero incontro addirittura ad un peggioramento della situazione. I precoci, naturalmente, sono ancor più preoccupati dal fatto che la famigerata quota 41 per tutti sembra essere finita nel dimenticatoio: se verrà adottato qualche provvedimento in questo senso, tutt'al più potrebbe essere un Quota 42 abbinato a un Superbonus che avrebbe lo scopo di persuadere i pensionandi a fare un ulteriore sforzo che, ovviamente, viene visto come un pugno di sabbia negli occhi.

Quota 100 rischia di essere un flop: Cgil chiede maggior flessibilità pensionistica

I sindacati, accusati da molti lavoratori di aver fatto poco o nulla per evitare lo scempio della Legge Fornero, stanno tornando alla carica con la richiesta al Governo di maggiore flessibilità: è il caso della Cgil che sta chiedendo insistentemente all'esecutivo Conte di fare un passo in avanti verso la flessibilità pensionistica a 62 anni oltre all'estensione di quota 41 per tutti e alla proroga di. Senza dimenticare, ovviamente, l'odiato meccanismo dell'adeguamento dell'età pensionabile all'aspettativa di vita che, a prescindere da quelle che saranno le misure adottate dal Governo nella Legge di Bilancio 2019 del prossimo autunno, darà un'altra grande mazzata ai pensionandi italiani a partire dal prossimo 1° gennaio 2019.

La Quota 100, come sottolineato dal portale 'Termometro Politico', rischia di essere un flop: i soldi non ci sono, tanto più che il Governo sarà costretto ad inventarsi qualcosa, non solo per quanto riguarda la riforma delle pensioni, ma anche, e soprattutto, per scongiurare il temuto aumento dell'IVA, un pesante fardello ereditato all'esecutivo Gentiloni e che aumenterebbe il malcontento degli elettori che hanno dato fiducia a Lega e Movimento Cinque Stelle.

Aumento delle pensioni minime ma il Governo rischia di aiutare anche molti 'furbetti'

Anche il taglio delle pensioni d'oro, preso a cuore dai ministri Di Maio e Salvini, rischia di essere un boomerang pericoloso. A questo proposito, segnaliamo la riflessione del giornalista Pino Nicotri sul portale blitzquotidiano.it, in merito alla volontà del Governo di aumentare l'importo delle pensioni minime Nicotri ha sottolineato come, in molti casi, a beneficiare delle pensioni minime siano i lavoratori autonomi che, durante la loro carriera lavorativa, fatturano poco per l'eludere il pagamento dell'Iva e i contributi più alti. In modo da potersi godere nella vecchiaia i ricavi non tassati e percepire ugualmente la pensione minima che, poi, come sta promettendo il Governo Conte, viene aumentata.

'Contrariamente al proverbio - conclude Nicotri con un'amara riflessione - il mondo forse non è dei furbi ma il Bel Paese sì.'

Il Sussidiario.net

RIFORMA PENSIONI 2018/ Esodati, nuova richiesta per un decreto d’urgenza (ultime notizie)

Riforma pensioni 2018, oggi 2 agosto. Nuova richiesta di nona salvaguardia degli esodati con decreto d’urgenza. Tutte le novità e le ultime notizie sui principali temi previdenziali 02 agosto 2018 Lorenzo Torrisi

RIFORMA PENSIONI, LA RICHIESTA DEGLI ESODATI

Cesare Damiano, sempre in tema di riforma pensioni, ha fatto sapere che intende battersi per far sì che nella prossima Legge di bilancio ci sia la nona salvaguardia degli esodati, in modo da risolvere definitivamente il problema di circa 6.000 persone che sono ancora senza lavoro e lontane dalla pensione. Il Comitato esodati licenziati e cessati ha sempre chiesto un intervento immediato con un decreto per sanare definitivamente il problema degli esodati. Per questo Luigi Metassi non nasconde di essere piuttosto perplesso di fronte a “questa propensione ad attendere la Legge di Bilancio per affrontare la questione esodati. Ricordo, ancora una volta, che la condizione di parte di loro è drammatica, in alcuni casi a rischio di atti autolesionistici”.

“Se si abbandona la via del decreto d'urgenza, pubblicamente confermata dal Min. Luigi Di Maio solo pochi giorni fa, nel corso di una trasmissione radiofonica, in risposta a una precisa domanda di una nostra esodata, questo significa che, se non c'era volontà politica lo scorso anno, forse nemmeno c'è adesso da chi lo scorso anno avrebbe potuto fare…”, aggiunge Metassi.  A stupirlo è poi anche la lettera che i Segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil hanno inviato al ministro Di Maio per chiedere di riaprire il confronto sulla riforma delle pensioni. Infatti non si fa cenno esplicito alla nona salvaguardia degli esodati, ma “si parla genericamente di ‘altre criticità’. Quali criticità? Non è forse una situazione di massima criticità quella che vede 6.000 lavoratori, 6.000 famiglie, tra le quali non poche famiglie monoreddito, private di ogni reddito ormai da diversi anni?”.

Repubblica
Esperto Pensioni
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Contributi figurativi, ecco quanto contano per la pensione

Mi è stato comunicato dall'INPS che i contributi figurativi che ho maturato, dal 1996 in poi, mi sono utili solo ai fini dell'anzianità contributiva, mentre gli altri, sempre dal 1996 in poi, sono utili sia per il calcolo della pensione che per l'anzianità contributiva. Potreste dirmi se è possibile che con lo stesso articolo di legge si può riconoscere ad alcuni i contributi figurativi utili per l'anzianità contributiva e per il calcolo della pensione e ad altri ai soli fini dell'anzianità contributiva. Nello stesso tempo, se è vero, potreste dirmi come è possibile distinguere i contributi utili ai soli fini dell'anzianità contributiva da quelli utili sia ai fini dell'anzianità contributiva e del calcolo della pensione?

a cura di FONDAZIONE STUDI CONSULENTI DEL LAVORO

31 Luglio 2018

La contribuzione figurativa è generalmente utile sia ai fini del diritto, sia ai fini della misura pensionistica.

Tuttavia, all'interno di tale denominazione, sono ricompresi diversi tipi di contribuzione. Quella per disoccupazione vale ai fini del diritto, sempre nel caso della pensione di vecchiaia, mentre per la pensione di anzianità contributiva (così come per quella figurativa di periodi di malattia) consente l'accesso solo se l'assicurato ha almeno 35 anni di contribuzione effettiva (che escluda dunque malattia e disoccupazione).

Altri tipi di contribuzione accreditata, come quella onerosa da riscatto laurea, invece, vale sempre sia ai fini del diritto sia ai fini della misura

Inps: precisazioni sui pensionamenti nella scuola

https://www.inps.it/docallegatiNP/InpsComunica/UfficioStampa/comunicatistampa/Lists/ComunicatiStampa/cs180713.pdf

Comunicato stampa

12 luglio 2018

Inps: precisazioni sui pensionamenti nella scuola

Da quest’anno, l’Istituto per la prima volta ha assunto su di sé l’attività di certificazione del diritto a pensione per il personale del comparto Scuola, a differenza degli anni precedenti in cui la certificazione veniva effettuata dagli Uffici territoriali del Miur, salvo successiva verifica da parte dell’Inps in sede di liquidazione della pensione.

La necessità di procedere ad una preventiva verifica del diritto a pensione deriva dalla peculiare esigenza del comparto scuola di poter garantire all’inizio di ogni anno scolastico la continuità didattca.

Quest’anno sono pervenute oltre 41.000 domande di cessazione, con un aumento delle richieste di collocamento a riposo di oltre il 30% rispetto all’anno precedente. L’Inps ha certificato il riconoscimento del diritto a pensione, con decorrenza dal prossimo 1° settembre, per oltre 36.700 Persone , mentre per le restanti 4.600, in linea con la percentuale dello scorso anno, tale diritto non è stato al momento riconosciuto.

Per queste ultime posizioni l’Istituto ,in stretta collaborazione con i competenti uffici ministeriali sta provvedendo ad ulteriori approfondimenti.

Gli esiti delle verifiche sono stati comunicati al Miur, tramite invii dei files contenenti gli elenchi, a partire dal 30 aprile scorso,con contestuale aggiornamento sulle lavorazioni via via effettuate dalle strutture territoriali dell’Istituto.

Con riferimento alle notizie di stampa riguardanti le presunte diverse modalità di calcolo, si precisa che l’Istituto ha da sempre adottato il criterio dell’anno commerciale per la verifica del diritto a pensione. L’eventuale differente modalità di calcolo adottata dal Ministero in ogni caso può comportare esclusivamente limitate differenze con riferimento ai periodi pre ruolo riconosciuti con provvedimenti di competenza del Miur.

Infine, si evidenzia che il passaggio dell’attività di certificazione, garantendo la piena certezza del diritto, assicura la coerenza tra diritto verificato in anticipo e diritto in sede di liquidazione della pensione, superando il problema dei disallineamenti che si sono verificato negli scorsi anni.

Questa mattina il direttore generale dell’Inps, Gabriella Di Michele, ha incontrato i sindacati della scuola , ai quali ha illustrato tutta l’attività posta in essere, testimoniando la grande attenzione e considerazione con cui la vicenda è seguita dall’Istituto.

LA LEGGE PER TUTTI

Pensione con opzione contributiva

L’AUTORE: Noemi Secci

LEGGI TUTTI GLI ARTICOLI DELL’AUTORE

> Diritto e Fisco Pubblicato il 31 luglio 2018

Opzione per il ricalcolo contributivo del trattamento di quiescenza: conviene, chi può richiederla, quali pensioni si possono ottenere.

Vuoi ottenere la pensione a 63 anni di età con 20 anni di versamenti, ma sai che non puoi perché il tuo trattamento non sarà calcolato col sistema integralmente contributivo, in quanto possiedi dei contributi collocati prima del 1996? Forse potresti ottenere comunque il diritto al calcolo contributivo della pensione, quindi al pensionamento a 63 anni di età e ad altre forme agevolate di trattamento (come la pensione di vecchiaia con 5 anni di contribuzione), grazie all’opzione contributiva. In passato, in pochi si sono avvalsi di questa possibilità, in quanto il calcolo contributivo risulta, di solito, penalizzante: negli ultimi tempi, però, sempre più lavoratori richiedono quest’opzione, perché consente in molti casi di arrivare prima alla pensione, o con requisiti più leggeri. Peraltro, in alcune ipotesi il calcolo contributivo si rivela più conveniente del calcolo retributivo, ad esempio per chi, a fine carriera, si ritrova con retribuzioni più basse. Tuttavia, occorre prestare molta attenzione: non tutti hanno diritto all’opzione contributiva, e non tutti coloro che ottengono il ricalcolo contributivo hanno diritto alle pensioni agevolate. Ma procediamo per ordine e facciamo il punto sulla pensione con opzione contributiva: chi può richiederla, a chi conviene, quando consente di ottenere requisiti agevolati per l’uscita dal lavoro, come funziona il calcolo contributivo.

Come funziona il calcolo contributivo della pensione?

Come mai si dice che il calcolo contributivo della pensione è penalizzante rispetto al calcolo retributivo? Per comprenderlo, bisogna prima capire come funziona il calcolo della pensione.

In termini generali, il calcolo retributivo si basa sulla retribuzione pensionabile media, cioè su una media degli ultimi redditi, o dei redditi più elevati, a seconda della gestione di appartenenza (ogni gestione previdenziale ha un sistema di calcolo differente), rivalutati, e sul numero di settimane di contributi accreditate (o sui mesi, sugli anni, o sulle giornate, sempre a seconda della gestione) in determinati periodi.

Il calcolo contributivo si basa invece sul solo ammontare dei contributi accreditati, rivalutati, e sull’età pensionabile.

Il calcolo contributivo, in ogni caso, non risulta sempre penalizzante: ci sono, ad esempio, delle situazioni in cui la retribuzione pensionabile negli ultimi anni crolla, e fa risultare più conveniente il sistema contributivo rispetto a quello retributivo.

Per gli appartenenti alla generalità delle gestioni Inps, il sistema di calcolo della pensione è:

  • retributivo sino al 31 dicembre 2011, poi contributivo, per chi possiede almeno 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995;
  • retributivo sino al 31 dicembre 1995, poi contributivo (si tratta del cosiddetto calcolo msito), per chi possiede meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995;
  • solo contributivo, per chi non possiede contributi al 31 dicembre 1995.

Quali sono le pensioni contributive?

Le pensioni che possono essere ottenute dai lavoratori aventi diritto al calcolo esclusivamente contributivo, oltre alla pensione di vecchiaia (per la quale, oltre ai requisiti ordinari, si deve possedere un assegno non inferiore a 1,5 volte l’assegno sociale) e anticipata ordinaria, sono:

  • la pensione anticipata contributiva, che si può ottenere con 63 anni e 7 mesi di età (64 dal 2019), 20 anni di contributi e un trattamento non inferiore a 2,8 volte l’assegno sociale;
  • la pensione di vecchiaia contributiva, per la quale sono sufficienti 5 anni di contributi; si ha diritto al trattamento a 70 anni e 7 mesi di età (71 anni dal 2019).

Chi può chiedere l’opzione contributiva?

Per quanto riguarda la possibilità di beneficiare dell’opzione contributiva Dini [1], bisogna innanzitutto ricordare che questa consente ai lavoratori iscritti presso l’assicurazione generale obbligatoria e ai fondi ad essa sostitutivi ed esclusivi, in possesso di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995, di optare per la trasformazione e la liquidazione della pensione secondo le regole contributive.

Apriamo una piccola parentesi, e ricordiamo che:

  • i fondi esclsusivi dell’assicurazione generale obbligatoria sono ex Inpdap, ex Ipost e Ferrovie;
  • i fondi sostitutivi dell’assicurazione generale obbligatoria sono invece il fondo trasporti, il fondo dazieri, il fondo elettrici, il fondo telefonici, il fondo volo, il fondo per i dirigenti di aziende industriali (Inpdai), il fondo di previdenza dello spettacolo (Fpls), il fondo di previdenza degli sportivi professionisti (Fplsp) ed il fondo pensione dei giornalisti.

Per l’esercizio della facoltà di opzione contributiva gli assicurati devono rispettare i seguenti requisiti:

  • non aver maturato 18 anni di contribuzione alla data del 31 dicembre 1995;
  • vantare almeno 15 anni di contribuzione di cui almeno 5 nel sistema contributivo (cioè successivi al 31 dicembre 1995).

Diritto all’opzione contributiva maturato entro il 2011

Per effetto dell’entrata in vigore della Legge Fornero, dal 2011 l’Inps distingue ulteriormente a seconda se i requisiti per l’esercizio della facoltà di opzione contributiva siano stati perfezionati entro il 31 dicembre 2011 o successivamente [2]:

  • nel primo caso, la facoltà di opzione è riconosciuta a condizione che al 31 dicembre 2011 l’assicurato abbia perfezionato i requisiti anagrafici e/o contributivi per il diritto alla pensione entro il 31dicembre 2011, secondo le regole vigenti al 31 dicembre 2011, cioè secondo le regole antecedenti alla legge Fornero;
  • nel secondo caso si applicano, invece, i requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia e alla pensione anticipata previsti per i lavoratori in possesso di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995.

In parole semplici, chi possiede i requisiti per l’opzione contributiva al 31 dicembre 2011 può avvalersi dell’opzione solo se ha maturato, entro la stessa data, anche il diritto alla pensione, maturato secondo le regole della legge Fornero (per come l’Inps ha interpretato la normativa).

In caso di diritto all’opzione e alla pensione entro il 31 dicembre 2011, ci si può avvalere, oltreché dell’opzione contributiva, anche delle pensioni agevolate previste per gli aventi diritto al calcolo interamente contributivo, con i requisiti precedenti alla legge Fornero.

Diritto all’opzione contributiva maturato dopo il 2011

Se il diritto all’opzione contributiva non è maturato entro il 31 dicembre 2011, bisogna sapere che, dal 2012, l’opzione contributiva Dini comporta l’applicazione esclusivamente del metodo di calcolo contributivo al trattamento, e non più, anche, quella dei requisiti per il diritto alla pensione previsti nel regime contributivo. Pertanto, ad esempio, non è possibile tramite l’opzione guadagnare l’uscita a 70 anni e 7 mesi con 5 anni di versamenti, né la pensione a 63 anni e 7 mesi di età con 20 anni di versamenti, come previsto per i lavoratori iscritti a forme di previdenza obbligatoria dopo il 1995.

Computo nella gestione Separata

Per ottenere una delle pensioni contributive agevolate, è possibile però optare per il computo nella gestione Separata, che prevede gli stessi requisiti dell’opzione contributiva ma che, a differenza di questa, consente di accedere, per coloro che maturano i requisiti per l’esercizio del computo dopo il 31 dicembre 2011, alle tipologie di pensione anticipata e pensione di vecchiaia alle quali possono accedere i lavoratori iscritti dal 1° gennaio 1996 alla previdenza obbligatoria. In pratica, con il computo si può accedere, presso la gestione Separata:

  • alla pensione di vecchiaia con:
    • 66 anni e 7 mesi di età e 20 anni di contributi, a condizione che l’assegno risulti non inferiore a 1,5 volte l’assegno sociale;
    • oppure a 70 anni e 7 mesi unitamente ad almeno 5 anni di contribuzione effettiva;
  • alla pensione anticipata con:
    • 42 anni e 10 mesi di contributi (41 anni e 10 mesi le donne) indipendentemente dall’età anagrafica;
    • 63 anni e 7 mesi di età unitamente a 20 anni di contributi effettivi a condizione che l’importo pensionistico sia superiore a 2,8 volte l’importo dell’assegno sociale.

Per avvalersi della facoltà di computo, che prevede il versamento di tutti i contributi posseduti (esclusi quelli accreditati presso le casse professionali) nella gestione Separata Inps, bisogna:

  • iscriversi alla gestione Separata dell’Inps: ricordiamo che si possono iscrivere alla gestione i collaboratori ed i lavoratori parasubordinati in genere, i lavoratori autonomi occasionali (se il reddito supera i 5mila euro annui), i professionisti senza cassa e i lavoratori occasionali (chi presta servizio con i nuovi voucher, contratto di prestazione occasionale o libretto famiglia);
  • versare un mese di contribuzione, da calcolare in base all’aliquota vigente per la categoria di iscritti alla gestione Separata cui si appartiene, sulla base del minimale di reddito annuo (che, nel 2018, è pari a 15.710 euro).

ADNKRONOS 

Pensione, che aspettarci per il futuro

Pubblicato il: 02/08/2018

Pensione, si cambia. Dal prossimo anno ogni biennio si provvederà ad adeguare i requisiti per la pensione con le aspettative di vita. Dal 1° gennaio 2019 l’età per la pensione di vecchiaia salirà a 67 anni (71 per l’opzione contributiva), mentre per la pensione anticipata saranno necessari 43 anni e 3 mesi di contributi per gli uomini. Per le donne 42 anni e 3 mesi.

Tuttavia non faremo in tempo a metabolizzare questo cambiamento che ci sarà un nuovo adeguamento: nel 2021, infatti, l’età pensionabile per la pensione di vecchiaia salirà di altri 3 mesi, arrivando a 67 anni e 3 mesi.

D’altronde i miglioramenti nel campo della medicina e della farmacologia hanno fatto sì che la speranza di vita si allungasse, attivando un processo costante nel tempo: secondo le previsioni dell’Istat, infatti, ogni biennio le aspettative di vita dovrebbero crescere di circa 2 o 3 mesi, comportando così un aumento dell’età pensionabile.

Quindi è vero che in futuro vivremo di più, ma è anche vero che la maggior parte del tempo la passeremo lavorando. Con la crescita costante dell’età pensionabile (sempre che le previsioni dell’Istat siano confermate), infatti, in futuro non si potrà andare in pensione prima dei 70 anni.