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Formazione, altra tegola al Tar. Slitta il bando da 136 milioni. (avviso 8)

Articolo del Giornale di Sicilia del 18.07.2018

Formazione, altra tegola al Tar Slitta il bando da 136 milioni


Salvatore Ferro

Palermo 18.07.2018

Il Tar ha deciso. L’impalcatura regge, i soldi - soldoni, in effetti: 136 milioni di euro - sono salvi ma per la pubblicazione della madre di tutte le graduatorie della Formazione, quella finalmente definitiva dell’Avviso 8 del 2016, luglio che era il termine atteso se fosse andato tutto liscio, passerà senza novità. Se ne riparla a settembre, dopo che saranno stati applicati i correttivi e i cerotti dettati per disinnescare il casus belli più potente fra l’assessorato e un manipolo di enti più navigati, una dozzina, gli «storici»: i criteri di valutazione di alcuni asset, più punti a chi ha più esperienza per esempio. Formatori in rampa per il ritorno al lavoro, duemila. Se ne riparla a settembre secondo le stime prudenti dell’assessorato, mentre paradossalmente non è il ritardo quello che la difesa degli enti teme, tanto che l’avvocato Calogero Marino sottolinea come «non sarebbe la prima volta che una graduatoria veda luce ad agosto».

Tutto questo mentre tempi di pubblicazione e nubi si accavallano con le sorti dell’altro pilastro in fieri della Formazione, l’Avviso 2 dell’attuale amministrazione. La pubblicazione a settembre, infatti, correrebbe in parallelo con lo sblocco dell’Avviso 2, che di milioni ne stanzia 125, domande per 240 milioni di euro e termini scaduti il 26 giugno.

Ma andiamo con ordine dentro una sentenza di 51 pagine, zeppa pure di riconoscimenti di legittimità e buona azione amministrativa all’assessorato guidato oggi da Roberto Lagalla e al suo braccio operativo, il dipartimento diretto da Gianni Silvia. Infondato il punto di ricorso che pretendeva l’applicazione delle norme del codice degli appalti poiché non di una gara pubblica si tratta, dice in sostanza il Tar, ma «si agisce in regime di concessione di contributi». Una mina che, se esplosa, avrebbe travolto l’intero bando. Praticamente, basta il fatto dell’accreditamento, senza le certificazioni e le documentazioni capillari richieste per partecipare a incanti pubblici.

Ed ecco il nodo dei punteggi: il Tar ha detto di rimodularli partendo da base 1 e non più da 4 (o poco meno, in termini decimali). Gli enti storici, in pratica, ora sperano che il punteggio dato all’esperienza marchi differenze più nette nei confronti degli enti di fresco accreditamento. Si tratta dei criteri di valutazione A1 e A2, che danno fino a 24 punti su 100 di potenziale bottino totale. Praticamente, l’ente più giovane che avesse fatto alcuni corsi e fosse in ballo da un paio d’anni, partiva comunque da una cifra superiore a 1, avvicinandosi così, sostengono gli avvocati, «eccessivamente a chi avesse invece fatto 200 corsi in cinque anni». Loro sperano in ribaltoni, l’assessorato non vede all’orizzonte terremoti.

Sempre sui criteri di valutazione, altro punto critico era il binomio B4-B5, pomo della discordia fra lo stesso Tar e il Consiglio di giustizia amministrativa, che li aveva cassati. Qui si trattava della necessità o meno di avere in organico formatori qualificati già al momento della presentazione dell’istanza. Il requisito era originariamente presente nel bando, alla bocciatura del Cga sulla scorta del parere chiesto dall’assessorato alla Commissione europea, gli stessi uffici lo avevano rimosso. Adesso il Tar impone di reinserirlo. L’assessorato porta a casa un sì sui criteri D sulla scelta di assegnare un «punteggio aggiuntivo a enti che operino per la realizzazione di attività formative in territori di riferimento della strategia per l’agenda urbana», a cui erano attribuiti 3 punti, e «realizzazione di attività formative in territori della Sicilia che rientrano nelle aree della strategia per le aree interne (Terre Sicane, Madonie, Nebrodi, Calatino, Valle del Simeto)», riconosciuto con 7 punti. La scelta è definita «non illogica» dai giudici amministrativi. Infondati, per il Tar, pure i punti dolenti della composizione della commissione di valutazione, che è rimasta libera da ingressi esterni all’amministrazione. Giuseppe Raimondi della segreteria della Uil Sicilia e Ninni Panzica della Uil Scuola giudicano «positivamente il reinserimento dei criteri di esperienza degli enti» e chiedono «un confronto con il governo che deve riscrivere subito la graduatoria e valutare l’opportunità di fare partire insieme Avviso 2 e Avviso 8 dando così la possibilità di ricollocare la quasi totalità del personale».

E proprio in odor di concomitanza fra i due Avvisi, arriva l’interrogazione parlamentare presentata dal Pd, primi firmatari Antonello Cracolici e il capogruppo Giuseppe Lupo. Nel chiedere «trasparenza nell’iter procedurale di formazione della graduatoria» l’invito al governo - così Cracolici ieri in conferenza stampa - a «dare priorità nel rispetto dei requisiti cronologici di inserimento delle richieste di finanziamento, agli enti che non hanno sostituito in corso d’opera i nomi dei corsisti dopo la presentazione dell’istanza». Per il deputato dem, infatti, «c’è la consuetudine, certo non illecita ma non felicissima, di presentare intanto le domande per poi assemblare di fatto le classi dopo. E non mancano i casi in cui uno stesso allievo sia iscritto a cinque corsi. Chiediamo risposte al governo proprio per evitare un’altra tempesta di ricorsi da parte di chi, invece, si è comportato in maniera assolutamente lineare». In assessorato il problema delle iscrizioni multiple è decisamente ridimensionato: «Abbiamo riscontrato più d’una iscrizione in capo allo stesso aspirante allievo in due enti su 390 - dicono gli impiegati - e in ogni caso è come quando un giovane diplomato si iscriva a diversi test nei corsi di laurea per poi optare per uno». Per l’Avviso 2 in campo, oltre a duemila formatori, 20-22 mila allievi sui 50 mila che hanno fatto domanda.