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In arrivo con il decreto dignità le misure per contrastare il precariato

CDM

Scarica la bozza del decreto dignità

02.07.2018 - "Il preconsiglio dei ministri è oggi. Ma anche il consiglio dei ministri è stasera perché non c'è solo il decreto dignità da discutere, ma anche altri temi". Lo afferma il vicepremier Luigi Di Maio in conferenza stampa anticipando che il decreto conterrà "interventi sul contratto a tempo determinato e a tutele crescenti". Di Maio rispondendo alle domande dei giornalisti sulla convocazione del Cdm ha detto che avrebbe chiamato immediatamente palazzo Chigi per avere ulteriore conferma.

Il decreto dignità sarà "un primo passo in avanti", dice il ministro del Lavoro, "però io so benissimo che il nostro intervento non potrà prescindere dall'abbassamento del costo del lavoro" e "questo nella legge di bilancio ci sarà". "Il nostro obiettivo - dichiara - è abbassare il costo del lavoro per permettere alle persone di avere contratti con più tutele possibile e questo obiettivo richiede anche che le imprese devono smettere di spendere costi per la burocrazie per avere più risorse" per creare valore e lavoro.

Limitare i casi di ricorsi ai contratti a termine attraverso l'introduzione di misure che diano al datore di lavoro l'onere di dimostrare le cause che hanno condotto alla volontà di utilizzare questo strumento al posto di una diversa tipologia contrattuale. E' questa la finalità delle misure di contrasto al precariato, previste dal decreto dignità. Misure, si legge nella bozza del provvedimento visionata dall'Adnkronos, volte a "limitare con maggiore efficacia l'utilizzo indiscriminato dei contratti a termine, oggi sempre più ricorrenti e spesso non corrispondenti ad una reale necessità da parte del datore di lavoro".

L'articolo 1 del decreto prevede che, fatta salva la possibilità di libera stipulazione tra le parti del primo contratto a tempo determinato, di durata comunque non superiore a 12 mesi di lavoro in assenza di specifiche necessità, l’eventuale rinnovo dello stesso sarà possibile esclusivamente a fronte di esigenze: temporanee ed oggettive, estranee all'ordinaria attività del datore di lavoro, nonché sostitutive; connesse ad incrementi temporanei, significativi e non programmabili dell'attività ordinaria; relative a lavorazioni e a picchi di attività stagionali, individuati con decreto del Ministero del Lavoro e delle politiche Sociali. In presenza di una di queste condizioni già a partire dal primo contratto sarà possibile apporre un termine comunque non superiore a 36 mesi.

Per i contratti a termine non sono previste più di quattro proroghe nell'arco di 36 mesi. Inoltre a ogni rinnovo, a partire dal secondo, si applicherà un costo contributivo crescente di 0,5%, attualmente pari all'1,4% della retribuzione imponibile ai fini previdenziali a carico del datore di lavoro per i rapporti di lavoro subordinato non a tempo indeterminato, anche in somministrazione.

Sul fronte dei contratti di somministrazione, il decreto stabilisce che al lavoratore da somministrare assunto a tempo determinato si dovrà applicare la disciplina del contratto di lavoro subordinato a tempo determinato, fatte salve speciali previsioni di legge.

STRETTA SU DELOCALIZZAZIONI - Contro la delocalizzazione attuata da imprese che abbiano ottenuto dallo Stato aiuti per impiantare, ampliare e sostenere le proprie attività economiche, il decreto dignità prevede che "l’impresa beneficiaria" dell'aiuto pubblico "decade dal beneficio concesso ed è sottoposta, inoltre, a sanzioni pecuniarie di importo da due a quattro volte quello del beneficio fruito".

"L’arco temporale di mantenimento obbligatorio delle attività economiche che hanno beneficiato del sostegno pubblico è pari a cinque anni" si legge nella bozza. Il beneficio, inoltre, andrà restituito con gli interessi maggiorati fino a 5 punti percentuali.

Il vincolo si applica a qualunque delocalizzazione, precisa la bozza, effettuata tanto in Paesi extra Ue quanto in altri Stati dell’Unione europea e trova applicazione nei confronti di imprese beneficiarie di tutti gli aiuti di Stato agli investimenti, indipendentemente dalla relativa forma (contributo, finanziamento agevolato, garanzia, aiuti fiscali, ecc.).

VIA SPLIT PAYMENT PER I PROFESSIONISTI- Lo split payment viene abolito solo per i professionisti. A prevederlo è l'articolo 11 della bozza del dl dignità tra le misure in materia di semplificazione fiscale. L'abolizione più precisamente riguarda le prestazioni di servizi rese alle Pa i cui compensi sono assoggettati a ritenute alla fonte a titolo di imposta o a titolo di acconto ai sensi dell’articolo 25 del dpr 600/1973. In pratica si tratta delle prestazioni rese dai professionisti che in una prima fase erano già escluse dallo split payment e poi erano state ricomprese con un provvedimento varato lo scorso anno.

STOP PUBBLICITÀ GIOCHI E SCOMMESSE - La bozza prevede poi lo stop a "qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse con vincite di denaro" con l'esclusione di lotterie nazionali con estrazione dei vincitori differita. Dall'entrata in vigore del provvedimento il divieto comprende la pubblicità di giochi e scommesse "comunque effettuata e su qualunque mezzo, incluse le manifestazioni sportive, culturali o artistiche, le trasmissioni televisive o radiofoniche, la stampa quotidiana e periodica, le pubblicazioni in genere, le affissioni ed internet".

Dal 1° gennaio 2019 il divieto "si applica anche alle sponsorizzazioni di eventi, attività, manifestazioni, programmi, prodotti o servizi e a tutte le altre forme di comunicazione di contenuto promozionale, comprese le citazioni visive ed acustiche e la sovraimpressione del nome, marchio, simboli, attività o prodotti la cui pubblicità, ai sensi del presente articolo, è vietata", si legge nella bozza del dl.