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Pensioni, la rassegna stampa del 02.07.2018

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quifinanza -

Pensioni, quota 100 e quota 41: i primi dettagli della riforma

Il Governo pensa di inserire la quota 100 nella Legge di Bilancio 2019 facendo slittare la pensione anticipata con 41 anni di contributi: si delinea la Riforma Pensioni Conte

2 luglio 2018 - La riforma del sistema pensionistico e le ipotesi di quota 100 e quota 41 fatte dal governo cominciano a prendere forma. Secondo indiscrezioni, la riforma avverrà in due fasi, con entrata in vigore nel 2019 della quota 100 e tempi più lunghi per la pensione anticipata con 41 anni di contributi. Le dichiarazioni dei due vicepremier sembrano confermare l’intenzione di inserire la quota 100 in Legge di Bilancio, con la formula pensione anticipata a 64 anni con 36 di contributi. Se davvero fosse inserita in manovra, sarebbe possibile utilizzarla dal primo gennaio 2019.

Quota 100
Chi ha almeno 18 anni di contributi versati prima del 1996, con attuale diritto al calcolo retributivo fino al 2012, sarebbe penalizzato nel calcolo dell’assegno previdenziale. Come ha ricordato Roberto Ghiselli, segretario Cgil Marche, al sito delle piccole-medie imprese pmi.it: “Il paletto dei 64 anni d’età e dei 36 anni di contributi di fatto penalizza tantissime persone, perché presuppone il ricalcolo contributivo di tutto il montante e una carriera lavorativa molto costante, introducendo livelli che pochissimi lavoratori possono raggiungere”.

Anche in questo senso, un punto da chiarire è se quota 100 sarebbe un’opzione oppure se andrebbe a sostituire le attuali regole per la pensione anticipata. Non è poi chiaro se la quota 100 sia destinata a essere compatibile con il cumulo gratuito dei contributi, cioè se si potrà raggiungere sommando versamenti in gestioni diverse.

Dunque, sono diversi i nodi da sciogliere in vista della formulazione vera e propria della norma (si parla anche di un tetto ai contributi figurativi), che comunque sarebbe inserita in Legge di Stabilità.

Quota 41
La pensione anticipata con 41 anni di contributi, invece, l’altro cavallo di battaglia della contro-riforma Fornero, sembra destinata ad essere rinviata ai prossimi anni. E’ una misura che riguarda un’ampia platea di lavoratori, quindi va adeguatamente modulata e finanziata.

Opzione Donna
Una misura che invece, come la quota 100, potrebbe confluire già nella prossima Legge di Bilancio è il rinnovo dell’Opzione Donna. Anche in questo caso bisogna vedere in che termini sarà formulata: potrebbe consistere in una una proroga al dicembre 2018 per maturare i 57 di età (58 anni per le autonome) e i 35 anni di contributi necessari, oppure in una variazione dei requisiti di accesso.
Sempre più a rischio, infine, l’APE Sociale attualmente prevista fino al 31 dicembre 2018 in via sperimentale: il Governo non sembra intenzionato a prorogarla né tanto meno a renderla strutturale. E’ probabile che le diverse misure di flessibilità in uscita previste, soprattutto quota 100 e pensione anticipata con 41 anni di contributi, siano destinate a sostituire l’APe.

.ilsussidiario.net

RIFORMA PENSIONI 2018/ Non solo Quota 100, continua la battaglia per gli esodati esclusi (ultime notizie)

Riforma pensioni 2018, oggi 2 luglio. La quattordicesima verrà erogata domani a 3,5 milioni di italiani. Tutte le novità e le ultime notizie sui principali temi previdenziali

 

RIFORMA PENSIONI, ESODATI: SI LOTTA PER LA NONA SALVAGUARDIA

Il Governo Conte è ormai in carica da alcune settimane e mentre si attendono le sue mosse in tema di riforma delle pensioni, come l’introduzione di Quota 100, c’è chi continua a segnalare la necessità di intervenire per sanare una volta per tutte la situazione degli esodati rimasti esclusi dalle otto salvaguardia finora approvate da quando è entrata in vigore la Legge Fornero. Elide Alboni, sulla pagina Facebook del Comitato Esodati Licenziati e Cessati, ha pubblicato un post in cui spiega che nei giorni scorsi alcuni rappresentanti del comitato hanno incontrato Walter Rizzetto, deputato di Fratelli d’Italia da sempre attento alla vicenda degli esodati esclusi, e Renata Polverini, deputata di Forza Italia, ex sindacalista, che conosce bene il problema di chi è rimasto senza lavoro e lontano dalla pensione, avendo anche lei fatto parto della commissione Lavoro della Camera nella precedente legislatura.

I rappresentanti del Comitato hanno anche incontrato la Presidente della commissione Lavoro del Senato, Nunzia Catalfo, ed Enrica Segneri, deputata del Movimento 5 Stelle. Anche loro hanno ricevuto la documentazione relativa al dramma delle circa 6.000 persone che attendono la nona salvaguardia degli esodati: un provvedimento che difficilmente potrà essere inserito nel cosiddetto Decreto Dignità cui sta lavorando l’esecutivo su spinta del ministro del Lavoro, Luigi Di Maio. Resta il fatto che è sempre più forte la convinzione, tra i parlamentari, che occorra fare qualcosa per gli esodati esclusi e gli incontri avuti dal Comitato fanno sperare che un provvedimento possa essere varato anche prima della Legge di bilancio.

OrizzonteScuola

Pensioni: aumenta l’età, ma non riguarda tutti. Chi si salva?

di redazione

Le attuali regole per andare in pensione indicano in 66 anni e 7 mesi (con 20 anni di anzianità contributiva) l’et per andare in pensione.

L’adeguamento dal 2019 porterà l’età a 67 anni, come rilevato dall’Istat sulla base dell’aspettativa di vita

Per la pensione anticipata non conta l’età. Dal 2019, causa adeguamento età pensionabile, per la pensione anticipata saranno necessari 43 anni e 3 mesi (uomini) o 42 anni e 3 mesi (donne).

Chi non subirà un aumento dell’età pensionabile?

Alcune categorie di lavoratori manterranno l’età a 66 anni e 7 mesi, ma con 30 anni di contributi.

Si tratta di

  • lavoratori che hanno svolto lavori notturni in almeno metà della carriera o 7 anni degli ultimi 10 lavoratori di almeno 6 ore, per 78 giorni l’anno
  • lavoratori che nella metà della carriera o 7 anni degli ultimi 10 siano stati insegnati d’infanzia

Quota 98 e 99

Per il 2019/20, i lavoratori che si trovino nella situazione di poter beneficiare dell’uscita con il sistema delle quote, potranno andare in uscita anticipata con almeno 35 anni di contributi ed un’età minima di 62 anni, ma dovrà essere raggiunta necessariamente la quota 98 per i lavoratori statali e i dipendenti del settore pubblico e la quota 99 per i lavoratori autonomi che versano all’Inps.

APE sociale

Una soluzione pensata per disoccupati, invalidi al 74% e persone che assistono parenti gravemente disabili. Per questa opzione è necessario avere 30 anni di contributi ed una età di almeno 63 anni. Per i lavori gravosi, invece, sono richiesti 36 anni di contributi.

APE volontaria

In questo caso si può andare in pensione ad una età contributiva di 20 anni, purché si sia a meno di 3 anni e 7 mesi dal raggiungimento della pensione di vecchiaia. Per i 3 anni e 7 mesi precedenti la pensione di vecchiaia, in questo caso, il lavoratore dovrà effettuarsi un prestito agevolato che ripagherà con la decurtazione sulla pensione.

IL SOLE 24 ORE

Conti, pensioni, tasse, lavoro: tutti i conflitti del «governo a tre teste»

  • 30 giugno 2018

La manovra correttiva? «Pare di sì - riflette dal M5S Laura Castelli, viceministra all’Economia -; se servirà saremo ovviamente in grado di farla». «Fantasie di Confindustria», ribatte dalla Lega il vicepremier Matteo Salvini. «Vedremo, devo parlare con Tria», chiosa il premier Giuseppe Conte. Tria che, dopo i primi incontri europei non si attende richieste di correzione.

Anche la cronaca di ieri disegna un governo a tre teste. Ma non è un fatto contingente, come mostra il primo mese di vita della squadra gialloverde. Su tutti gli snodi della politica, non solo economica, le posizioni nella maggioranza e nell’esecutivo sono differenziate. Ad allargare le distanze sono l’urgenza di ciascuno dei due azionisti di incassare qualcuna delle promesse elettorali, e l’esigenza del ministro dell’Economia Giovanni Tria di proseguire sul «percorso di riduzione del debito pubblico» (parole sue a Montecitorio). Tanto più con uno spread che dopo il martedì nero del 29 maggio viaggia costantemente molto sopra 200.  

E non è solo un problema di annunci. Sul finora scarso coordinamento nelle agende è già inciampato il decreto su fisco e lavoro, slittato alla prossima settimana per la ricerca delle coperture. Ma ad allungarne i tempi di cottura sono anche le diverse priorità di Lega e M5S, figlie delle divergenti aspettative dei rispettivi elettorati. Le nuove regole sui contratti a termine e sulle delocalizzazioni, volute fortemente dal vicepremier Luigi Di Maio anche per riconquistare centralità in un dibattito dominato da Salvini con la questione migranti, creano più di un malumore fra quegli artigiani e piccoli imprenditori che sono il cuore pulsante del Carroccio al Centro Nord, oltre a incontrare la contrarietà piena degli industriali. «Con la sacrosanta lotta al precariato non bisogna però danneggiare lavoratori e imprese costringendoli al nero», ha sintetizzato ieri il ministro dell’Interno. In modo speculare, la freddezza a Cinque Stelle complica il decollo dell’accoppiata pace fiscale-Flat Tax, bandiera della Lega e attesa principe per il suo elettorato settentrionale : «Vedremo - ha spiegato Carla Ruocco, presidente M5S della commissione Finanze della Camera -, bisogna evitare che sia un condono».

L’amalgama, insomma, pare complicarsi quando dai «contratti di governo» si passa alla Gazzetta Ufficiale. Lunedì dovrebbe emergere il testo finale del decreto estivo, che ha già perso per strada le regole sui rider, parte del pacchetto lavoro e l’addio integrale a spesometro, redditometro e split payment. E l’assetto definitivo del capitolo fiscale sarà decisivo per mettere pace al mosaico delle coperture, per un provvedimento che non muove cifre enormi. Più complicato, allora, sarà mettere d’accordo i numeri più grandi, quelli che servono per gli interventi su pensioni e reddito di cittadinanza. Proprio su quest’ultimo tema si sono registrati i primi botta e risposta fra il leader M5S, che preme per partire «subito», e il titolare dell’Economia: Tria condivide l’importanza di una misura universale anti-esclusione (lo ha detto alla Camera), ma la colloca in un «orizzonte di legislatura» anche perché «per quest’anno i giochi sono quasi fatti».

Salvini e Di Maio non possono però permettersi una resa incondizionata alle ragioni dei conti pubblici. E sulle priorità dell’uno e dell’altro sottotraccia si consumano i contrasti. È evidente che in gioco c'è il consenso. E che i risultati delle amministrative rendono al momento la sfida molto più impellente per il Movimento. Per Salvini il bacino sono lavoratori e imprese del Centro Nord, che si avvantaggerebbero sia della riforma previdenziale con l'abbassamento dell’età sia del taglio delle aliquote. Obiettivi molto meno avvertiti da Di Maio, che ha il baricentro elettorale in un Sud dove più che i lavoratori e le imprese contano i disoccupati e gli indigenti. Il capo pentastellato appare schiacciato dalle competenze che gli derivano dalla guida di due ministeri impegnativi come Lavoro e Sviluppo, su cui gravano anche le crisi aziendali: dall’Ilva all’Alitalia passando per le imprese che attendono una risposta dal governo per evitare la chiusura. Di qui l’alternarsi dei due leader tra il reciproco spalleggiamento (vedi i vitalizi e l’immigrazione) e i tentativi di smarcarsi quando la posizione dell’uno penalizza l'altro. Un’altalena che per il Movimento è più rischiosa. Mentre la Lega non ha paura di tornare al voto, e anzi potrebbe essere tentata di soffiare sul fuoco per incassare il consenso maturato finora, Di Maio deve fare i conti con le divisioni interne e la consapevolezza che la fine dell’esperienza di governo potrebbe tradursi in un colpo pesante per la sua carriera politica.