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Formazione,si ritorna in aula il 2 luglio: scatta la caccia agli allievi

 GDS
12.05.2018 - I nodi della regione
Si fanno avanti 445 sigle, i progetti sono 570
Formazione,si ritorna in aula il 2 luglio  scatta la caccia agli allievi
Gli uffici dell’assessorato completano l’istruttoria delle domande presentate per il bando di marzo. Entro maggiol’elenco dei corsi finanziabili. Poi il via alle lezioni negli enti

Giacinto Pipitone  palermo

All’assessorato alla Formazione c’è una data segnata in rosso: è il 2 luglio. È quello il lunedì in cui dovrebbe suonare la prima campanella dei nuovi corsi, a due anni e mezzo di distanza dall’ultima volta.

Gli uffici dell’assessore Roberto Lagalla hanno completato l’istruttoria delle domande presentate sul bando uscito a fine marzo. E ora si avviano a pubblicare l’elenco dei corsi finanziabili: è previsto per fine maggio. Poi a giugno ogni ente dovrà andare a caccia degli allievi e a luglio inizieranno le lezioni. È questa la tabella di marcia fissata in assessorato.

Un passo indietro. La prima notizia è che il bando per i nuovi corsi, che conta su un finanziamento da 125 milioni circa (ma solo 110 per le lezioni), non è stato impugnato da alcun ente. Non toccherà al Tar decidere se i corsi possono partire, come invece è accaduto per il bando precedente (da 136 milioni), rimasto impantanato nelle aule della magistratura amministrativa per oltre un anno prima di essere congelato da Lagalla che ha scelto di mettere sul piatto altri soldi e nuove regole per uscire dall’impasse.

Per il vecchio Avviso 8 fu fatale lo scontro attivato fra enti nuovi (accusati di essere stati favoriti dalle regole decise dalla giunta Crocetta) e sigle storiche. È uno scontro che si stava riproponendo anche questa volta ma poi i proprietari degli enti storici hanno deciso di non presentare ricorso sul nuovo bando, dando di fatto via libera all’assegnazione dei fondi in base alle nuove regole: «Dopo quasi tre anni di stop - commenta Giuseppe Navetta, presidente del Forma che raggruppa gli enti storici - la cosa più importante è che i corsi ripartano altrimenti crolla tutto il sistema. Per questo abbiamo scelto di non impugnare il bando malgrado qualche dubbio sulle regole».

Le procedure infatti sono del tutto diverse rispetto al passato e segnano anche le scadenze in arrivo. Col bando l’assessore Roberto Lagalla ha chiesto a tutti gli enti di presentare dei progetti per creare corsi e formare varie figure professionali. Ogni ente quindi ha progettato vari tipi di figure professionali da formare. I termini per farsi avanti si sono chiusi una decina di giorni fa. Il risultato è che sono arrivate 445 domande da parte di altrettanti enti che a loro volta hanno messo sul tappeto 570 progetti per creare corsi e formare un totale di 141 figure professionali. Ovviamente ciò significa che fra i 570 progetti per corsi presentati ce ne sono molti uguali, cioè tendenti a formare gli stessi profili.

E qui scatta la competizione fra enti. Perchè finora Lagalla e gli uffici diretti da Gianni Silvia non hanno assegnato neppure un euro ad alcun ente e per finanziare tutte le domande pervenute servirebbero oltre 500 milioni. Invece 125 milioni verranno di fatto assegnati dagli allievi: il sistema prevede che entro una quindicina di giorni la Regione pubblichi l’elenco di tutti i corsi attivabili e poi sarà ciascun allievo a scegliere a quale iscriversi. Non appena un corso raggiungerà un minimo di 15 allievi verrà automaticamente finanziato. E così si andrà avanti fino all’esaurimento dei 110 milioni. Tutti gli altri progetti presentati dagli enti resteranno senza fondi.

Dunque non appena verrà pubblicato l’albo dei corsi, scatterà la caccia agli allievi. Anche se per la verità i gestori dei corsi si sono portati avanti col lavoro visto che è noto che molti di loro hanno fatto fare da tempo delle preiscrizioni per garantirsi un numero minimo di alunni per attivare i corsi. Tuttavia resta questa la fase più articolata del bando, dalla quale dipende la selezione fra i 445 enti che si sono fatti avanti.

Una volta «riempiti» i corsi con gli studenti, le settimane che precederanno il via alle lezioni verranno impegnate nella ricerca del personale: sia docenti che amministrativi. E qui sta il nodo principale dello scontro fra gli enti vecchi (più carichi di dipendenti ed esuberi) e sigle nuove. Secondo Navetta «i vecchi enti cercheranno di rispettare l’impegno preso col personale licenziato o rimasto in servizio senza stipendio negli anni scorso. Ma è chiaro che gli enti nuovi cercheranno altrove i docenti e questo crea disparità».

Joseph Zambito, leader dell’Anfop che raggruppa le sigle più nuove, contesta questa visione: «Anche noi ci siamo impegnati a trovare il personale attingendo “prioritariamente” all’albo degli storici formatori. Solo se lì non troveremo le professionalità che servono ai nostri corsi ci rivolgeremo all’esterno».

In ballo c’è il futuro di oltre tremila dipendenti che hanno perso il posto negli anni della crisi del settore e di altri 4 mila che a vario titolo sono rimasti nell’orbita degli enti malgrado il blocco dei corsi e quindi degli stipendi. È a questa galassia che guardano i sindacati chiedendo al governo la massima tutela.

Una boccata d’ossigeno per il settore potrebbe infine arrivare il 31 maggio. Per quella data è prevista la sentenza del Tar sul bando del vecchio governo. In base alla decisione questo bando potrebbe definitivamente finire in soffitta e i 136 milioni a esso destinato dovrebbero essere reinvestiti. Se la decisione fosse favorevole alla Regione, Lagalla ha già anticipato l’intenzione di utilizzare questi soldi per finanziare fin d’ora il secondo anno delle lezioni che verranno attivate il prossimo 2 luglio. In pratica, i nuovi corsi potrebbero iniziare con la certezza che c’è il budget per arrivare al naturale traguardo senza dover andare di nuovo a caccia di fondi.