https://www.MotorDoctor.it' title=

Almaviva, rassegna stampa del 26.04.2018

 alòmaviva

 

Licenziamenti Almaviva: “Sede di Roma è ancora aperta ma ci vogliono trasferire a Catania. Intanto Almaviva opera in Romania”

Tiziana Perrone, una delle tante lavoratrici licenziate nel dicembre del 2016 da Almaviva, dopo aver ottenuto il reintegro sta lottando per non essere trasferita da Roma alla sede di Catania. Tiziana ha raccontato la sua vicenda ai microfoni di Legge o Giustizia su Radio Cusano Campus. “Ero stata assunta da Almaviva nel 2000 con contratto a tempo indeterminato. Ho avuto diversi ruoli nel corso degli anni. Sono state raccontate molte favole sulla questione Almaviva. I responsabili di questa situazione sono i grandi sindacati, governo ed azienda, di certo non i lavoratori o i loro rappresentanti. Nel dicembre 2016, la sede di Roma, che in realtà ancora è aperta perché c’è gente che ci lavora, venne chiusa da Almaviva per motivi economici. Pensate, dopo qualche mese, Almaviva Contact ha preso un altro appalto ed ha dovuto assumere nuovi dipendenti, che non sono ovviamente quelli licenziati. Si voleva risparmiare sulla sede di Roma dato che è stata aperta un sede anche in Romania dove i costi sono più accessibili. Abbiamo fatto vertenza per licenziamento illegittimo. In primo grado abbiamo vinto in due circostanze e sono stati reintegrati 150 persone più altre 5. Almaviva ha deciso di rispettare il reintegro ma ci è stato detto di dover andare a lavorare a Catania. Io ho due figlie ed un compagno, non posso trasferirmi. Non voglio fargliela passare liscia. Ho fatto ricorso contro il trasferimento illegittimo. L’azienda continua a dire che Roma è chiusa. Fisicamente, tecnicamente e legalmente è invece aperta. Ci sono lavoratori a progetto ed un centinaio scarso di dipendenti a suo carico che lavorano a Roma. Abbiamo perso, io e altri 150, la prima parte di questa nuova vertenza sul trasferimento illegittimo ma ovviamente non ci fermiamo qui”.

Tiziana promette battaglia: “Sulla questione dei licenziamenti, su una trentina di ordinanze emesse in primo grado, le uniche ad aver dato ragione ai lavoratori sono due (quelle che hanno portato al reintegro di 155 lavatori). È strano, ad esempio, che il giudice che ha emesso le ordinanze per il reintegro non compare più in nessun procedimento. I giudici verrebbero assegnati ad estrazione. Diversi giudici che hanno rigettato le nostre richieste in primo grado ricompaiono invece anche in appello. Il giudice Umberto Buonassisi che ha dato ragione ai lavoratori è “sparito”. Disse che il licenziamento era discriminatorio perché venne effettuato solo a Roma nonostante Almaviva avesse tante sedi in tutta Italia. Cosa farò? Noi stiamo subendo un’ingiustizia perché è un licenziamento mascherato. Sono sicuro che vinceremo perché abbiamo ragione. La sede fisica a Roma ancora c’è!”

Almaviva Palermo, l’ira dei sindacati

L’azienda che oggi ha incontrato le organizzazioni sindacali, presso la sede di Confindustria Sicilia, non ne vuole proprio sapere. Lo scorporamento del call center palermitano ed il suo passaggio di proprietà ad una nuova società creata da hoc, gestita sempre da Almaviva Contact, andrà avanti senza se e senza ma. A nulla sono valse le critiche dei rappresentanti sindacali, che hanno espresso al management tutte le proprie preoccupazioni e quelle dei lavoratori. La procedura di cessione di ramo d’azienda si è, infatti, chiusa con esito negativo. I sindacati non hanno potuto fare altro che ribadire il proprio no.

“Il conferimento di ramo d’azienda attivato da Almaviva per la sede di Palermo è inutile e non risolve alcun problema. La Uilcom – afferma lo stesso segretario Giuseppe Tumminia ha chiesto il blocco di questa operazione a fronte del tavolo di confronto previsto per giovedì 26 aprile presso l’assessorato regionale del Lavoro. Abbiamo l’esigenza di mettere in sicurezza le commesse in scadenza e rilanciare il sito. Queste erano le prerogative dell’accordo, firmato un anno fa e disatteso da Almaviva. Chiediamo adesso al presidente Musumeci di tutelare migliaia di lavoratori”.

Il segretario generale Uilcom Uil Salvo Ugliarolo interviene sul caso Almaviva Contact. “Il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda convochi urgentemente un tavolo su Almaviva Palermo”, scrive in una nota. “Deve verificare l’ennesimo caso di questa azienda che crea problemi all’interno del mondo del lavoro”.

“A Palermo Almaviva Contact – spiega Ugliarolo – ha chiesto ai sindacati deroghe al contratto nazionale minacciando in alternativa di applicare la cessione di ramo d’azienda. Riteniamo la situazione inaccettabile e pensiamo che il ministro se ne debba occupare”.

Intanto giovedì 26 aprile è atteso l’incontro all’Assessorato regionale al Lavoro tra la Regione e i sindacati.

I sindacati oltre a contestare i motivi della decisione presa dall’azienda, lamentano proprio il mancato rispetto dei termini dell’accordo firmato nel maggio del 2017 che ha una durata triennale.

“Siamo preoccupati perché non c’è nessuna logica industriale nella scelta fatta da Almaviva – spiega Maurizio Rosso della Slc Cgil che invece ha il dovere di dare attuazione a quanto abbiamo già concordato lo scorso anno. Dopo un anno di sacrifici in questi due anni l’azienda doveva fare gli investimenti per qualificare il lavoro e rafforzare il suo radicamento a Palermo. Invece sta facendo tutto il contrario, sta creando l’outsourcing nell’outsourcing”.

“La Fistel Cisl – dice il segretario regionale Francesco Assisi non si rende disponibile a discutere fino a quando l’azienda non blocca il processo di societarizzazione e cessione del ramo d’azienda che lede e mortifica la dignità dei lavoratori e delle lavoratrici di Almaviva che da anni hanno profuso sacrifici con grande senso di responsabilità per mantenere l’occupazione e il lavoro sul sito di Palermo. Questo ribadiremo all’incontro previsto per il giorno 26 Aprile presso le istituzioni regionali”.