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Pensioni, la rassegna stampa del 08.04.2018

pens

L’obiettivo del Movimento 5 stelle

Cancellare la riforma Fornero per i cinquestellati è una priorità, quindi un governo che veda Di Maio come premier metterà mano alla legge per stravolgere quelle che sono state le tanto criticate regole per il pensionamento dopo la riforma del Governo tecnico capeggiato da Monti.

Lo ha spiegato Pasquale Tridico a Radio Capital. “Stiamo studiando dei criteri che permetterebbero l’uscita flessibile dal mercato del lavoro”, ha detto.

Negli obiettivi del Movimento c’è un “coefficiente di usura” che favorisca la flessibilità in uscita dal mercato del lavoro. In pratica, ad ogni categoria di lavoratori sarà assegnato un coefficiente che permetterà di determinare quando si potrà andare in pensione.

 

Le pensioni dal 2019

In attesa di un nuovo governo e di eventuali riforme sulla legge Fornero coloro che hanno lavorato una vita devono aggrapparsi al mutuo (Ape Social, Volontaria, Rita) per sperare di poter lasciare il lavoro dopo magari 40 anni di fatica e contributi.

L' Inps ha pubblicato una circolare con tutte le spiegazioni su cosa cambierà nel 2019 sul fronte pensioni. Dal prossimo anno - in barba a tutte le promesse elettorali di ridurre l' età pensionabile e favorire il ricambio generazionale - scatterà l' adeguamento dei requisiti per la pensione con le aspettative di vita. Dal 1° gennaio 2019, dunque, per la pensione anticipata sarà necessario poter vantare 43 anni e 3 mesi di contributi per gli uomini e 42 anni e 3 mesi di contributi per donne (tradotto in settimane rispettivamente 2.249 settimane e a 2197 settimane di versamenti), rispetto ai 42 anni e 10 mesi e 41 anni e 10 mesi previsti attualmente.

Non si salvano dall' adeguamento neppure i lavoratori precoci, vale a dire quelli che hanno cominciato a lavorare prima dei 19 anni, che dovranno raggiungere 41 anni e 5 mesi di contributi (2.154 settimane) dai 41 anni attuali. Per la pensione di vecchiaia, fermo restando un minimo di 20 anni di contributi, bisognerà attendere il compimento dei 67 anni di età anagrafica sia per gli uomini che per le donne dagli attuali 66 anni e 7 mesi attuali.

Ghiselli non esclude mobilitazione sindacati

Riforma pensioni 2018, Roberto Ghiselli non esclude una mobilitazione dei sindacati.

“Stiamo verificando con le altre due confederazioni la possibilità di rilanciare l’iniziativa appena costituite le commissioni parlamentari e formato il governo”. È quanto spiega Roberto Ghiselli, Segretario confederale della Cgil, in un’intervista a jobnews.it, nella quale non esclude una nuova mobilitazione sindacale nel caso non ci siano spazi per un nuovo confronto con chi avrà la responsabilità di governare il Paese. Il sindacalista mette anche in luce come i conti sulla spesa previdenziale di cui si è parlato nelle ultime settimane partano da presupposti sbagliati, in quanto “nella spesa previdenziale italiana, che attualmente si attesta intorno al 15,5% e in 30 anni dovrebbe arrivare al 18%, vengono computate delle cose che invece in altri sistemi non esistono”. In particolare, le voce fiscale, che pesa per circa un quarto del totale della spesa, ma rappresenta una partita di giro: “lo Stato dà ai pensionati ma poi se la riprende sotto forma di tasse”.

Senza dimenticare “una componente di spesa assistenziale che ancora viene considerata come spesa previdenziale. Il risultato è che, al netto di queste variabili, l’incidenza attuale della spesa previdenziale sul Pil è allineata abbondantemente alle medie europee e forse anche più bassa, cioè all’11-12%”. Riguardo invece alla situazione contabile dell’Inps, secondo Ghiselli bisognerebbe aumentare le risorse che “lo Stato trasferisce all’Istituto per attività che non gli sono proprie, ma derivate da attività assistenziali e che, dunque, dovrebbero essere pagate dalla fiscalità generale”.

 

Licenziamento per pensione anticipata e di vecchiaia

 

Il lavoratore può essere licenziato se raggiunge i requisiti per la pensione anticipata o per la pensione di vecchiaia?

Il dipendente che ha raggiunto i requisiti per la pensione anticipata non può essere licenziato, nella generalità dei casi: il licenziamento per raggiunti limiti di età è possibile, invece, quando risultano maturati i requisiti per la pensione di vecchiaia. Bisogna però osservare, in rapporto ai lavoratori pubblici, che in alcuni casi l’amministrazione può licenziare anche alla sola maturazione dei requisiti per la pensione anticipata; per quanto riguarda i dipendenti del settore privato, invece, non è ancora chiaro se il dipendente possa essere licenziato al raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia, oppure se abbia il diritto di trattenersi in servizio sino ai 70 anni e 7 mesi di età anche contro la volontà del datore di lavoro.

Ma procediamo per ordine e vediamo in quali casi è possibile il licenziamento per pensione anticipata e di vecchiaia.

Indice-+

  • 1 Licenziamento per maturazione dei requisiti della pensione di vecchiaia
  • 2 Licenziamento per maturazione dei requisiti della pensione anticipata
  • 3 Pensionamento d’ufficio dipendenti pubblici
  • 4 Cessazione d’ufficio per maturazione dei requisiti della pensione anticipata
  • 5 Cessazione d’ufficio per maturazione dei requisiti della pensione di vecchiaia

Licenziamento per maturazione dei requisiti della pensione di vecchiaia

Se il lavoratore matura i requisiti (anagrafici e contributivi) per accedere alla pensione di vecchiaia, il datore di lavoro può recedere dal contratto, anche in assenza di motivazione, rispettando però i termini di preavviso. Tuttavia, se il lavoratore decide di proseguire l’attività lavorativa fino a 70 anni e 7 mesi di età (sino a 71 anni dal 2019), la tutela contro i licenziamenti illegittimi opera fino al raggiungimento di questo limite di età, secondo quanto previsto dalla legge Fornero [1].

Tuttavia, un noto orientamento della Cassazione [2] interpreta la previsione normativa considerando l’opzione per il lavoratore di trattenersi in servizio sino a 70 anni e 7 mesi non come un diritto potestativo, ma come una possibilità concessa soltanto dietro accordo col datore di lavoro.

In ogni caso, il lavoratore può essere licenziato per raggiunti limiti di età e non ha diritto al preavviso se esiste un’apposita clausola contrattuale che prevede l’automatica risoluzione del rapporto di lavoro al raggiungimento dei 65 anni di età [3]: in questo caso non si tratta di un’ipotesi di licenziamento vera e propria, ma dell’espressione della volontà del datore di lavoro di avvalersi di un meccanismo risolutivo previsto in sede di autonomia negoziale.

Licenziamento per maturazione dei requisiti della pensione anticipata

Il licenziamento non è invece possibile, prima del raggiungimento del limite di età, se il dipendente possiede i requisiti per la pensione anticipata e il datore di lavoro non è un ente pubblico.

Pensionamento d’ufficio dipendenti pubblici

La situazione è diversa per i dipendenti pubblici [4]: una volta raggiunti i requisiti per la pensione, difatti, l’amministrazione è obbligata a cessarli dal servizio, se è raggiunta anche l’età ordinamentale, ossia l’età prevista per la cessazione dall’ordinamento a cui appartiene il lavoratore. Nel caso in cui l’età ordinamentale non sia raggiunta, ma siano perfezionati i requisiti per la pensione, la cessazione è invece a discrezione dell’amministrazione.

Nel dettaglio, le ipotesi di pensionamento forzato da parte della pubblica amministrazione sono 3:

  • due obbligatorie, applicabili verso chi ha maturato i requisiti per la pensione di vecchiaia, oppure il diritto alla pensione anticipata, assieme al raggiungimento del limite d’età ordinamentale previsto dai singoli settori d’appartenenza;
  • una rimessa alla discrezionalità dell’amministrazione, rivolta a chi ha raggiunto i parametri previsti dalla riforma Fornero [5] per la pensione anticipata, senza aver raggiunto il limite d’età ordinamentale.

Cessazione d’ufficio per maturazione dei requisiti della pensione anticipata

Quest’ultima situazione, tuttavia, presenta delle particolarità: difatti, la circolare sull’argomento della Funzione pubblica [4] chiarisce che, anche qualora il dipendente abbia raggiunto i requisiti per la pensione anticipata (nel 2018, 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini  e 41 anni e 10 mesi per le donne), può essere collocato a riposo d’ufficio solo al raggiungimento dei 62 anni d’età (parametro previsto dalla riforma Fornero per percepire il trattamento anticipato senza penalizzazioni).

Nonostante con la Legge di bilancio 2017 siano state definitivamente abolite le penalizzazioni percentuali dell’assegno di pensione anticipata, la disciplina della cessazione unilaterale dal servizio non è stata modificata e resta, pertanto, applicabile solo al compimento del 62° anno d’età. In ogni caso, l’amministrazione per licenziare non ha una discrezionalità piena, ma deve motivare la scelta e attenersi a determinati parametri (ad esempio, la presenza di esuberi).

Cessazione d’ufficio per maturazione dei requisiti della pensione di vecchiaia

Per quanto riguarda le ipotesi al di fuori della pensione anticipata, proseguire il rapporto di lavoro oltre il limite d’età ordinamentale (oppure oltre l’età prevista per il trattamento di vecchiaia) è permesso solo per garantire la maturazione dei requisiti contributivi minimi (20 anni di contributi) per l’accesso alla pensione; in ogni caso, non si può superare il settantesimo anno di età (attualmente 70 anni e 7 mesi, in base agli adeguamenti alla speranza di vita).

Per quanto riguarda la determinazione dei periodi utili al raggiungimento della pensione, deve essere considerata tutta l’anzianità contributiva accreditata, non solo quella accantonata presso la gestione previdenziale ex Inpdap; nel caso di contributi versati in diverse gestioni, il dipendente, per valorizzarli tutti senza oneri, ai fini del diritto e dell’ammontare del trattamento, può utilizzare la totalizzazione o il cumulo dei contributi.