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I lavoratori di ALMAVIVA Palermo sperano nel nuovo Presidente della Camera

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I lavoratori di ALMAVIVA Palermo sperano nel nuovo  Presidente della Camera

I lavoratori di ALMAVIVA Palermo sperano in una maggiore attenzione nei riguardi dei loro problemi da parte di Roberto Fico dopo aver scoperto che in passato ha fatto, per un anno, il loro stesso lavoro. Una delle più alte cariche dello stato italiano che è partito dal basso e che adesso, sperano i lavoratori, avrà nei loro confronti un’attenzione in più.

E mentre la crisi dei call center vive a Palermo un momento delicato, ecco alcune richieste da parte dei lavoratori di Almaviva, una delle aziende che attraversa un periodo di incertezza  con il contratto Alitalia e Wind in fase di rinnovo.

“Ci sono almeno due cose fondamentali che andrebbero considerate parlando di call center”, spiega Salvatore La Barbera, dipendente di  Almaviva. “La prima è applicare le leggi che già esistono sulla delocalizzazione. Il problema qui è duplice: da una parte c’è chi perde il lavoro perché i contratti si spostano in altri Paesi europei; dall’altro c’è chi rimane ma vede un peggioramento dei suoi contratti. Le contrattazioni sindacali si giocano al ribasso per tentare di non perdere le commesse. Noi abbiamo anche rinunciato al Tfr per un anno. Le contrattazioni non dovrebbero essere fatti sui nostri contratti ma sulla qualità dei servizi offerti“.

“Un’altra cosa che il Presidente della Camera, o chi per lui, dovrebbe osservare è dove vanno a finire gli aiuti dello Stato alle aziende in difficoltà. Noi siamo arrivati a pagarci la formazione pur di mantenere il posto di lavoro e di dare una maggiore qualità di servizio. Ci piacerebbe – conclude La Barbera – vedere questi aiuti come vengono utilizzati”.

Ottimista Chiara Miroddi, anche lei dipendente di Almaviva, che però sottolinea sempre il problema della delocalizzazione: “Bisogna capire come tutelare i lavoratori italiani. Un altro punto sul quale spero ci sia rinnovata attenzione da parte dello Stato è quello riguardante le mamme che lavorano. In un ambiente come il call center, dove l’80% dei lavoratori è di sesso femminile, un aiuto in tal senso sarebbe fondamentale, con azioni concrete, a partire da più asili nidi statali”.