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Pensioni, favorevole a correggere la riforma Fornero M5S, Lega e ala Pd

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15.03.2018 - Pensioni, favorevole a correggere la riforma Fornero M5S, Lega e ala Pd

Adesso a chiedere di tornare a dei parametri più morbidi – 41 anni di contributi versati- è anche un’ala interna al Partito Democratico, capitanata Cesare Damiano, presidente uscente della Commissione Lavoro alla Camera.

“Ha ragione Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative, quando afferma che occorre correggere la legge Fornero mettendo in discussione ‘la soglia di uscita dal mercato del lavoro'”, ha detto Damiano.

“Nel corso della campagna elettorale – ha continuato – sono state fatte molte promesse di ‘cancellazione’ della legge previdenziale del Governo Monti. Dalle parole adesso si passi ai fatti, come è avvenuto nella passata legislatura (con le otto salvaguardie, Opzione Donna e l’APE sociale, per citare alcuni esempi), e si completi l’opera iniziata cinque anni fa”.

Damiano ha le idee chiare su cosa attuare con l’avvio del nuovo Governo: “Le prime cose da fare nella prossima legislatura, a nostro avviso, sono: rendere strutturale l’anticipo pensionistico a 63 anni (che scade alla fine del 2018) e andare oltre le 15 categorie dei lavori pesanti che beneficiano della normativa; risolvere definitivamente il problema degli “esodati” con una nona salvaguardia; proseguire la sperimentazione di Opzione Donna; rendere possibile l’accesso alla pensione con 41 anni di contributi e indipendentemente dall’età, cancellando gli attuali paletti previsti dall’APE”.

L’innalzamento della soglia per lasciare il lavoro, è stato messo all’indice sia dal M5S (con il candidato premier Luigi Di Maio che ha promesso di mandare in pensione a 65 anni oppure di tornare a “quota 41” perché “dopo 41 anni di lavoro devi andare in pensione”, grazie al recupero di “50 miliardi di euro di sprechi del bilancio dello Stato”), sia dalla Lega Nord (con il candidato premier Matteo Salvini che ha detto di voler mandare tutti in pensione “con 41 anni di contributi versati”).