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Amazon, l'azienda diserta l'incontro

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Amazon, l'azienda diserta l'incontro
20 dicembre 2017
La proprietà non si presenta alla riunione, dopo il vertice "inconcludente" dell'11 dicembre. Condizioni di lavoro, contratto integrativo, redistribuzione dei profitti: queste le richieste di Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs Uil e Ugl Terziario

Amazon diserta l'incontro di oggi (20 dicembre). L'azienda non si è presentata alla riunione prevista alle 8.30 con i rappresentanti dei lavoratori del centro logistico di Castelsangiovanni, che chiedono nuove condizioni contrattuali e di lavoro all'interno dello stabilimento. "Troppa pressione", hanno fatto sapere al prefetto i dirigenti Amazon, probabilmente anche per l'annunciata presenza di un presidio di lavoratori davanti alla Prefettura, che è poi stato annullato. Lo riferiscono le agenzie di stampa.

La rappresentanza dell'azienda sarà ricevuta a Palazzo del governo sempre oggi, ma in separata sede. Nel frattempo i sindacati hanno convocato alle 11,30 un'assemblea nel magazzino. "I lavoratori si aspettano significativi passi in avanti che finora non è stato possibile compiere per la chiusura totale dell'azienda", ribadiscono le segreterie territoriali di Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs Uil e Ugl Terziario, che non escludono a questo punto scioperi e blocchi dei mezzi "come successiva forma di lotta".

Rimane alta la tensione nello stabilimento Amazon di Castel San Giovanni (Piacenza). Dopo lo sciopero nel Black Friday, e l’incontro “fumoso e inconcludente” dell’11 dicembre scorso presso la sede cittadina di Confcommercio, era previsto un nuovo vertice oggi.

“Ci auguriamo che l'incontro porti a risposte concrete da parte di Amazon” commentavano i sindacati, prima di conoscere il gesto dell'azienda,  precisando che “sui temi alla base dello stato di agitazione (ndr. nuovamente dichiarato dopo il primo summit con la multinazionale), i lavoratori e le lavoratrici si aspettano passi avanti”. Che non ci sono stati nel vertice di lunedì 11: i sindacati, infatti, hanno denunciato la mancanza “di risposte concrete, di impegni sottoscritti, di aperture a un confronto concretamente fattivo e non solo formalmente garbato. Unica nota positiva, la compostezza dell'interlocuzione”.

Nello stabilimento, intanto, proseguono i controlli degli ispettori del lavoro, scattati nei giorni seguenti lo sciopero del 24 novembre scorso. “I controlli sono in corso e proseguiranno ancora per diverse settimane, in quanto interessano molteplici aspetti e molti lavoratori”, ha detto mercoledì 13 dicembre il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, rispondendo a un’interrogazione in Parlamento. “Nell'ambito della vigilanza sulle cooperative – ha precisato il ministro –, l'ispettorato ha dedicato una particolare attenzione al settore della logistica e dell'autotrasporto, poiché in questi ambiti si sono spesso riscontrate gravi forme di irregolarità nella costituzione e nella gestione dei rapporti di lavoro”.

Tornando all’unico incontro finora avvenuto con Amazon, i sindacati hanno giudicato “insufficiente l’iniziativa presa dall’azienda che ha istituito al suo interno dei ‘gruppi di studio’ ai quali sono invitati anche gli Rsa, con cadenza settimanale, insieme ad altre funzioni aziendali. I gruppi starebbero valutando gli aspetti legati alla movimentazione dei carichi, all’organizzazione del lavoro, al Documento di valutazione dei rischi, soprattutto in relazione all’orario notturno”. L’azienda, spiegano i sindacati, ha anche “dichiarato di aver coinvolto la Asl. In verità gli organi di vigilanza sanitaria non sono stati certo chiamati da Amazon, ma più verosimilmente sono intervenuti a seguito delle sollecitazioni delle organizzazioni sindacali e di diversi lavoratori”.

Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs Uil e Ugl Terziario contestano l’iniziativa perché, oltre a “non essere esaustiva delle problematiche presenti, non è accettabile in quanto estromette volutamente le strutture territoriali del sindacato e riduce le Rsa a un ruolo meramente consultivo. Basti considerare che già i temi da affrontare non sono stati decisi congiuntamente”. È inoltre un meccanismo “il cui controllo rimane unicamente in mano all’azienda e difetta per tempestività e trasparenza. L’azienda si è rifiutata di verbalizzare con le parti sociali un percorso che stabilisse modalità e tempi del processo di ‘studio’. Rimane poi sempre da capire cosa ci sia da studiare, se un lavoratore per diversi mesi svolge esclusivamente il turno notturno lavorando sei giorni su sette, per capire che non va bene”.

Vi è poi la questione relativa alla redistribuzione dei profitti attraverso un sistema premiante. “L’azienda ha candidamente dichiarato che dal 2011 ha incamerato 800 milioni di euro di profitti, precisando che sono stati tutti reinvestiti per i nuovi siti, con la creazione di nuovi posti di lavoro” commentano i sindacati: “Nessuna obiezione per l’accresciuta spinta imprenditoriale, che comporta anche una crescita patrimoniale per Amazon. Rimane il fatto che della cifra anzidetta ai lavoratori Amazon, che forse qualche merito pur avranno per i risultati raggiunti, non è stato riconosciuto nulla oltre i minimi contrattuali”.

Cattive notizie anche sul fronte dell’integrativo aziendale, sul quale i sindacati hanno presentato le proprie richieste da oltre un anno. “Amazon ha ribadito il suo no, accompagnato da un ‘per il momento’ che conferma solo il garbo degli interlocutori. In buona sostanza, non vi è alcuna apertura” dicono Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs Uil e Ugl Terziario, ribadendo che in quella piattaforma “c’è un serio percorso di confronto per le questioni relative alle condizioni di lavoro, ed è quello il metodo per affrontare seriamente le cose, oltre che per avviare un confronto vero su una più equa distribuzione della ricchezza prodotta”.