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Il dipendente non può rifiutare il trasferimento in un altra sede senza un avallo giudiziario

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Il trasferimento del lavoratore presso altra sede, giustificato da oggettive esigenze organizzative aziendali, consente al medesimo di chiederne giudizialmente l'accertamento di legittimità, ma non lo autorizza a rifiutarsi aprioristicamente, senza un eventuale avallo giudiziario (conseguibile anche in via di urgenza)

01.12.2017 - Secondo  la Corte di Cassazione è principio consolidato quello secondo cui il controllo giurisdizionale delle comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive che legittimano il trasferimento del lavoratore subordinato deve essere diretto ad accertare che vi sia corrispondenza tra il provvedimento adottato dal datore di lavoro e le finalità tipiche dell'impresa e non può essere dilatato fino a comprendere il merito della scelta operata dall'imprenditore; quest'ultima, poi, non deve presentare necessariamente i caratteri dell'inevitabilità, essendo sufficiente che il trasferimento concreti una delle possibili scelte, tutte ragionevoli, che il datore di lavoro può adottare sul piano tecnico, organizzativo e produttivo.

Né è ravvisabile la violazione dei doveri di correttezza e buona fede essendo stato comunque il trasferimento preceduto da una fase di confronto, costituito da numerosi colloqui intercorsi con il  OMISSIS, il cui contenuto, attenendo ai criteri di opportunità dell'operato dell'azienda, non è sindacabile dal giudice di merito.

Da ultimo va rimarcato, in ordine alla asserita violazione dell'art. 25 CCNL Telecomunicazioni del 28.6.2000 e alla legittimità del comportamento delle parti, il principio giurisprudenziale in virtù del quale il trasferimento del lavoratore presso altra sede, giustificato da oggettive esigenze organizzative aziendali, consente al medesimo di chiederne giudizialmente l'accertamento di legittimità, ma non lo autorizza a rifiutarsi aprioristicamente, senza un eventuale avallo giudiziario (conseguibile anche in via di urgenza) di eseguire la prestazione lavorativa richiesta, in quanto egli è tenuto ad osservare le disposizioni impartite dall'imprenditore, ex art.2086 e 2104 cc, e può legittimamente invocare l'eccezione di inadempimento, ex art.1460 cc, solo in caso di totale inadempimento dell'altra parte (cfr. Cass. 26.9.2016 n. 18866). ......

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