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Manovra, con 149 voti favorevoli e 93 contrari ok dal Senato

senato

Roma, 30 nov.–L’aula di palazzo Madama ha votato la fiducia al governo nello stesso giorno in cui l’esecutivo l’ha incassata anche da Montecitorio sul dl fiscale collegato alla manovra che diventa legge.

l'Assemblea ha rinnovato la fiducia al Governo approvando con 149 voti favorevoli e 93 contrari, l'emendamento 1.700 interamente sostituivo degli articoli della prima sezione del ddl n. 2960, Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020. L'emendamento governativo recepisce le modifiche approvate dalla Commissione Bilancio, con alcune correzioni e integrazioni di carattere tecnico e istituzionale. Dopo il voto di emendamenti e articoli della parte II sezione II del disegno di legge, la seduta è stata sospesa per consentire al Governo di presentare la Nota di variazione, che non appena trasmessa sarà immediatamente deferita alla Commissione Bilancio. L'Aula passerà poi al voto della Nota di variazione e alla votazione finale, con procedimento elettronico, del ddl di bilancio (n. 2960).

Dossier di documentazione

Dati riepilogativi dell'esame del ddl in Commissione Bilancio

Molte le novità del passaggio della ex Finanziaria a palazzo Madama a partire da pensioni, web tax, bonus bebè e superticket. Correttivi che però dal punto di vista finanziario hanno comportato soltanto l’impiego di 250 milioni di euro. Resta invece da sciogliere il nodo sulla durata dell’assegno del bonus per i nuovi nati dopo le critiche sollevate da Ap che aveva minacciato di non votare il provvedimento se l’assegno avesse avuto una durata annuale e non triennale. Il viceministro Enrico Morando ha però assicurato che, se necessario, il governo interverrà alla Camera.

Oltre al bonus bebè, sono altri i capitoli rinviati al passaggio del testo a Montecitorio a partire dalla web tax, dal fondo per risarcire i risparmiatori delle banche con l’obiettivo di aumentare la dotazione attuale di 50 milioni, le norme sul golden power annunciate dal ministro Carlo Calenda ma mai depositate in Senato, il pacchetto famiglia con il tetto di reddito per gli assegni familiari. Anche l’alleggerimento del superticket resta un tema sul tavolo: la dotazione del fondo, pari a 60 milioni di euro annui, è stata ritenuta insufficiente. Sembra sfumare definitivamente invece l’ipotesi di rimettere mano alla riforma delle agenzie fiscali dopo il fallito tentativo del Senato.

Sulle pensioni dopo una lunga trattativa tra governo e sindacati è stato accolto in manovra il frutto dell’intesa, bocciata però dalla Cigl, che in sostanza esclude dall’aumento dell’età pensionabile dal 2019 a 67 anni 15 categorie di lavori gravosi.

Quanto alla web tax, in attesa di una decisione europea, vengono messi i presupposti per il debutto della tassazione dei giganti di internet in Italia. Arriva poi il tanto sospirato taglio del superticket da 10 euro sulla diagnostica e la specialistica per i soggetti con redditi bassi, le persone con patologie gravi e le fasce protette (anziani e minori). Il bonus bebè diventa strutturale ma l’assegno si dimezza dal 2019. Arriva anche un fondo per il risarcimento dei risparmiatori dannaggiati dai crack bancari e per la prima volta viene anticipato in manovra il consueto dl milleproroghe di fine anno per rinviare scadenze urgenti prima dello scigliomento delle Camere il prossimo mese.