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Ex Almaviva di Roma: i lavoratori potranno ricominciare a lavorare il 24 novembre a Misterbianco

 

 

I 153 licenziati del call center Almaviva Contact di Roma rientreranno al lavoro come ha ordinato il giudice con una sentenza di pochi giorni fa. Ma a Catania e non a Roma. L’azienda ha invitato i 153 a presentarsi nella sede di Misterbianco il prossimo 24 novembre alle 9 del mattino.

«A Roma non è possibile perché la sede di Almaviva Contact in pratica non esiste più», dicono in sostanza al gruppo Almaviva. E anche l’acquisizione di una commessa a Roma da parte del Gse, il gestore dei servizi energetici controllato dal ministero dell’Economia, non sarebbe la soluzione del problema perché a occuparsi del lavoro dovrebbero essere i lavoratori provenienti dal precedente appalto in base alla clausola di salvaguardia. Senza contare che la situazione si è ulteriormente complicata con un recente intervento del giudice. Insomma, in campo restava la sede di Milano. Che però di recente ha evitato in extremis il trasferimento di 65 lavoratori a Rende, in Calabria. Nel call center di Napoli, poi, è stato firmato un accordo a febbraio che prevede l’uso di ammortizzatori. Alla fine Catania è parsa al gruppo l’unica scelta sostenibile.

Su un piatto dei pro, per chi decide di trasferirsi, c’è la possibilità di poter tornare a incassare ogni mese lo stipendio. Sul piatto dei contro, oltre ai disagi e alle spese del trasloco, il fatto che l’azienda farà ricorso e quindi la vicenda non è ancora chiarita del tutto. Chi rinuncerà alla reintegra potrà contare su un’indennità sostitutiva della reintegrazione pari a 15 mensilità, più le procedure attivate dall’Anpal, l’agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro, per ricollocare i lavoratori in altre imprese. A breve sarà perfezionata l’intesa che prevede sgravi contributivi fino a 8.000 euro l’anno proprio per chi assume i lavoratori ex Almaviva di Roma.

Dal canto suo la Cgil (che non ha patrocinato direttamente la causa del 153) parla dell’«ennesima scelta sbagliata da parte di Almaviva». E non esclude ricorsi al tribunale propri sulla scelta di Catania come sede per la reintegra. Sulla vicenda, insomma, non è ancora scritta la parola fine.