Corea del Nord: "C'è il rischio di una guerra nucleare "

Parata Nod Corea

18.04.2018 - Gli Stati Uniti stanno trasformando la penisola coreana "nel punto più caldo del mondo" e stanno creando "una situazione pericolosa in cui una guerra termonucleare può scoppiare in qualsiasi momento". E' quanto ha denunciato il vice ambasciatore nordcoreano alle Nazioni Unite, Kim In Ryong, nell'ennesima escalation verbale di attacchi e di minacce che va avanti ormai da giorni sull'asse Washington-Pyongyang.

Nel corso di una conferenza stampa a New York, Kim ha affermato che "se gli Stati Uniti oseranno optare per un'azione militare", il 'regno eremita' "è pronto a reagire ad ogni tipo di guerra desiderata dagli Stati Uniti". Secondo il diplomatico, il dispiegamento della portaerei nucleare americana Carl Vinson nel Pacifico ancora una volta "dimostra che le spericolate mosse americane per invadere la Corea del Nord hanno raggiunto una fase seria in questo scenario".

"Condurremo altri test su base settimanale, mensile e annuale" ha detto il vice ministro degli Esteri nordcoreano Han Song-Ryol, che ha parlato con la Bbc da Pyongyang, avvertendo che sarà "guerra totale" se gli Stati Uniti intraprenderanno un'azione militare contro il 'regno eremita'.

La strada della moderazione e dei negoziati, caldeggiata dalla Cina, e un Donald Trump più nella retroguardia, che ha auspicato una "soluzione pacifica" a patto però che la Corea del Nord si "comporti bene", non hanno sortito l'effetto sperato. Pyongyang non indietreggia e dà vita a una nuova sequenza di minacce condite da toni apocalittici.

"Una guerra nucleare potrebbe scoppiare da un momento all'altro nella penisola coreana". Lo ha detto l'ambasciatore di Pyongyang all'Onu, Kim In Ryong, parlando con i giornalisti al Palazzo di Vetro. "Gli Stati Uniti stanno disturbando la pace e la stabilità globale, insistendo in una logica da gangster", ha precisato il delegato nordcoreano aggiungendo che la Corea del Nord "prenderà contromisure più pesanti". "Il tempo di dettare ordini ostentando la potenza militare statunitense sono finiti. Se quegli uomini d'affari al potere negli Stati Uniti pensavano di intimidirci con minacce militari o di sanzioni - come aveva fatto l'amministrazione Obama, fallendo- scopriranno presto che queste minacce sono inutili", ha chiosato il vice ministro degli Esteri di Pyongyang.

Parole condite da un'espressione che non lascia spazio ad altre interpretazioni: "Reagiremo senza pietà se saremo aggrediti".

Parole che arrivano mentre il presidente Trump dice di auspicare una soluzione pacifica e il suo vice Pence, in visita nella zona di confine demilitarizzata tra le coree, avverte: “La pazienza è finita”. Intanto dalla Cina arriva un appello alla moderazione. 

La “zona demilitarizzata” non era indicata nel programma ufficiale del viaggio di Pence, ma la tappa assume significato dato il momento delicato tra Usa e Pyongyang. Inoltre, il padre del vicepresidente servì da militare in Corea. Pence ha visitato la base militare Camp Bonifas per un briefing con i leader militari e per incontrare le truppe americane di stanza lì. Il campo Usa-Corea si trova a circa 4 km dalla zona demilitarizzata, una striscia di terra “cuscinetto” istituita nel 1953 in accordo con le Nazioni Unite che attraversa la penisola per i 250 km del confine tra il Nord e il Sud.

Sulle tensioni tra Usa e Corea del Nord, Pence ha definito "corazzata" l'alleanza tra Washington e Seul e ha ribadito che "tutte le opzioni sono sul tavolo" per fare pressione su Pyongyang affinché si sbarazzi delle sue armi nucleari e del programma missilistico: "L'era della pazienza strategica è finita". Secondo il vicepresidente, gli Stati Uniti e i loro alleati utilizzeranno "mezzi pacifici o in ultima analisi qualsiasi mezzo necessario" per proteggere la Corea del Sud e stabilizzare la regione. Anche Trump è intervenuto sulla questione: "Spero che sia possibile una soluzione pacifica", ha detto il presidente alla Cnn.

Nel frattempo Pence ha parlato anche della Cina, da sempre titubante sulla questione Pyongyang, dicendo che Donald Trump spera che userà le sue "leve straordinarie" per fare in modo che la Corea del Nord abbandoni il suo programma missilistico e nucleare. Già ieri un tweet del presidente americano annunciava che Pechino sta lavorando con gli Usa per risolvere "il problema nordcoreano".
 Da parte sua Pechino, per bocca del portavoce del ministero degli Esteri Lu Kang, fa sapere che la Cina, di fronte a una "situazione molto delicata e pericolosa" nella penisola coreana, esorta tutte le parti coinvolte a dare prova di moderazione astenendosi da provocazioni e invita a ridurre le tensioni al fine di "tornare al tavolo negoziale e risolvere i problemi con mezzi pacifici". Pechino vuole far ripartire il dialogo multilaterale (di cui fanno parte Cina, le due Coree, Usa, Russia e Giappone), in stallo da dicembre 2008.


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